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Verona
Verona è una città del Veneto che con i suoi 265.071 abitanti (2008)[1] è il secondo comune per popolazione della regione e del Triveneto. L'area metropolitana veronese è di 1070,9 Km² e conta una popolazione di circa 500.000 abitanti.[2] Capoluogo dell'omonima provincia, una delle sette in cui è suddivisa la regione, Verona è visitata ogni anno da centinaia di migliaia di turisti,[3] molti dei quali stranieri, per la sua ricchezza artistica e le varie manifestazioni annuali, come ad esempio la stagione lirica areniana. La città deve la propria importanza storico-economica alla sua posizione geografica e al suo assetto idrogeologico. Tra i monumenti più conosciuti della città vi sono l'Arena e la casa di Giulietta. [modifica] Geografia
Parte delle colline che circondano Verona, con i tre forti Sofia, San Mattia, e l'ex forte San Leonardo
Situata a 59 metri sul livello del mare, ai piedi del colle San Pietro, l'appendice meridionale dei monti Lessini, la città sorge lungo le rive del fiume Adige, nel punto in cui questo entra nella pianura Padana e forma un caratteristico doppio meandro, ad una trentina di chilometri ad est del lago di Garda. Anticamente la città è stata punto nodale di ogni sistema di trasporto terrestre e acquatico dell'Italia nord-orientale. Al tempo dei romani, infatti, era il punto di incontro di quattro strade consolari: la via Gallica, la via Claudia Augusta, il Vicum Veronensium e la via Postumia. Ancora oggi Verona costituisce un importante nodo geografico - stradale, ferroviario ed autostradale - in quanto è situata al crocevia tra le direttrici che provengono dall'Italia centrale e nord-occidentale con il passo del Brennero. Per quanto riguarda il rischio sismico Verona è classificata nella zona 3 (ovvero bassa sismicità) dall'Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003.[4] [modifica] Clima
Verona ha un clima che varia molto durante l'anno: di tipo dominante submediterraneo d'estate, soprattutto per via dell'influenza del lago di Garda, con umidità e temperature solitamente piuttosto elevate, a dominante continentale d'inverno, con umidità elevata e temperature rigide. Proprio l'elevata umidità invernale provoca il fenomeno, sempre meno frequente, delle nebbie, che si verificano per lo più a partire dal tramonto fino a tarda mattina. Le temperature medie di luglio si mantengono superiori ai 24°C, mentre la temperatura media a gennaio è di circa 1°C. Le precipitazioni si concentrano tra fine aprile e inizio giugno, e tra ottobre e inizio novembre, con un picco ad agosto, che si è dimostrato in media il mese più piovoso dell'anno. L'inverno, da fine novembre fino a marzo, è il periodo meno piovoso, con una media di poco superiore ai 50mm per mese, nonostante sia il periodo più umido. Dal punto di vista legislativo, il comune di Verona ricade nella Fascia Climatica E con 2468 gradi giorno,[5] dunque il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 14 ore giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile.
[modifica] Idrografia
L'Adige presso il colle San Pietro in una fotografia ottocentesca
L'Adige oggi scorre a Verona all'interno di possenti muraglioni, argini costruiti dopo la terribile alluvione del 1882, per proteggere la città da altre piene. Esso ormai si limita ad attraversare la città rinchiuso tra i muraglioni, ma fino a tempi relativamente recenti Verona era una città particolarmente legata al suo fiume, per via delle numerose attività commerciali e industriali che la sua notevole portata consentiva di svolgere. L'Adige era una via di comunicazione di primaria importanza, navigabile fino a Trento: è stato utilizzato sin dall'antichità per il trasporto di merci, ed il suo tragitto era quindi servito da approdi, da caselli daziari, da torri utilizzate per sostenere catene, tese da una parte all'altra del fiume per trattenere le merci (a Verona è ancora presente quella a monte della città, mentre quella a valle è andata persa), e da castelli e forti. Un tempo Verona e i borghi che si affacciavano sul fiume avevano un'economia collegata direttamente alla presenza dell'acqua: lungo le sue rive venivano lavorati i blocchi di marmo e il legname che venivano poi trasportati dalle sue acque, sorgevano cantieri navali, numerosi mulini galleggianti, idrovore, depositi merci, piccole industrie e attività artigianali. Esso formava inoltre alcuni rami secondari, oggi non più esistenti: presso il teatro romano si staccava sulla sinistra il ramo dell'Acqua Morta, così detto per il lento fluire delle sue acque, che si ricongiungeva al ramo principale al Ponte Navi, formando il cosiddetto Isolo. L'Adigetto, detto anche Rofiól, era invece un largo fossato ampliato in età medievale a scopo difensivo, che si staccava dall'Adige appena fuori Castelvecchio e costeggiava a sud le mura comunali, gettandosi quindi nuovamente nell'Adige. Grazie ad esso la città, allora quasi tutta compresa all'interno dell'ansa dell'Adige, era di fatto un'isola, difficilmente espugnabile.[6] Un altro corso d'acqua è il Lorì, brevissimo fiumiciattolo che sgorga da una risorgiva presso il sobborgo di Avesa ed entra nell'Adige dopo pochi chilometri, noto soprattutto in relazione alle lavandare di Avesa, che qui si recavano in passato a lavare i panni per conto degli alberghi, degli ospedali e dei cittadini benestanti dell'intera città.[7] Ma oltre a questi rami vi erano anche i vò, più di settanta collegamenti che garantivano lo scambio tra acqua e area abitata.
L'Adige presso il romano ponte Pietra
Caratteristici erano i mulini, costruiti su di una piattaforma o pontone galleggiante, in modo da potersi adattare al variare del livello delle acque. Sul pontone si trovavano la ruota a pale e un capanno di legno che ospitava la macina, mentre un ponticello detto peagno li collegava alla riva. Documentati fin dal medioevo, molti di essi erano controllati dai vari monasteri locali, che anticamente avevano il diritto di sfruttamento delle acque del fiume; gruppi di mulini si trovavano in particolare presso San Zeno, San Giorgio in Braida e a Sottoriva. Il loro numero aumentò nei secoli fino a superare le 400 unità nel corso del XIX secolo, per poi calare sensibilmente a causa della crescente industrializzazione, fino alla totale scomparsa all'inizio del Novecento.[8] La piena del 16 settembre 1882, che invase buona parte della città distruggendo centinaia di case, due ponti e causando diverse vittime, costrinse a modificare profondamente l'assetto dei corsi d'acqua; molte di queste opere furono costruite nel periodo 1882-1895 e mutarono per sempre l'aspetto della città. L'alveo dell'Adige fu ampliato e ripulito, vennero edificati i cosiddetti muraglioni lungo tutta la città mentre furono chiusi l'Adigetto e il ramo dell'Acqua Morta. Per deviare una parte delle acque si realizzò il canale industriale Camuzzoni (dedicato all'omonimo sindaco in carica dal 1867 al 1883), che partendo dal Chievo (dove nel 1923 sarà realizzata anche una diga) percorre 7,5 km in direzione sud-est fino a rientrare nell'Adige a valle della città.[9][10] [modifica] Storia
Verona è stata abitata fin dalla preistoria[12] con alcuni insediamenti sull'altura che domina il fiume Adige: il colle San Pietro. Si dibatte ancora oggi su quale sia la popolazione che ha dato vita al primo insediamento in zona: l'ipotesi più accreditata vede all'origine un insediamento della popolazione dei Reti, tesi sostenuta anche dallo scrittore romano Plinio il Vecchio,[13] oppure una popolazione di Galli Cenomani, ipotesi sostenuta invece da Tito Livio.[14] Altre ipotesi parlano di un'improbabile origine etrusca (dovuta alla presenza in zona degli Arusnati, popolo di origine incerta e da alcuni ritenuto etrusco) e, infine, l'ipotesi paleoveneta afferma che la città sarebbe stata fondata dalla popolazione locale degli Euganei. Fu, però, solo con la fondazione della colonia romana nell'ansa dell'Adige (89 a.C.) che iniziò il periodo di grande splendore della città. Da piccolo e sconosciuto insediamento, i romani ne fecero un capolavoro d'arte costruendo grandi monumenti, alcuni ancora oggi visibili. La città fu in seguito particolarmente utilizzata nel III secolo d.C., come base militare da utilizzare contro i barbari, e venne rafforzata dall'imperatore Gallieno, che fece ampliare le mura cittadine.[15] Dal V al XII secolo Verona passò in continuazione sotto il dominio di popolazioni barbare: dai Visigoti di Alarico I e le distruzioni portate da Attila, passando per il dominio degli Ostrogoti di Teodorico il Grande, fino ad arrivare all'occupazione dei Longobardi guidati da Alboino. Nel 774, proprio a Verona, i Franchi di Carlo Magno sconfissero l'ultimo re dei Longobardi, Adelchi, fatto che decretò la fine del periodo Longobardo. Dal 1136 Verona divenne Comune, entrando in una fase di transizione dal feudalesimo. Da allora si susseguirono svariate guerre e la città fu spesso utilizzata come fortezza. Dominata inizialmente da Ezzelino da Romano, passò poi tra le mani degli Scaligeri (1262), che ampliarono notevolmente la città e i suoi domini. Dal 1387 Verona divenne territorio dei Visconti, quindi dei Carrara, ed infine, nel 1405, della Serenissima. Sotto il dominio di Venezia seguirono quasi quattro secoli di relativa pace, con una breve ma sanguinosa parentesi (1509-1516) al tempo della guerra della Lega di Cambrai, quando la città fu occupata dalle truppe imperiali. Nel 1796 la città venne conquistata dalle armate di Napoleone, che nel 1797 la cedette agli austriaci con il Trattato di Campoformio, dopo che la città aveva tentato una coraggiosa rivolta antifrancese (le Pasque Veronesi). Col successivo Trattato di Lunéville (1801) Verona venne divisa in due lungo il corso dell'Adige: la parte destra ai francesi, la sinistra (che i francesi chiamarono dispregiativamente Veronette, da cui il nome Veronetta[16]) agli austriaci, e così rimase fino al 1805 quando questi ultimi cedettero l'intero Veneto alla Francia.[17] Con il Congresso di Vienna (1815), Verona fu stabilmente in mano austriaca e lo resterà fino al 1866, diventando il vertice strategicamente più importante del Quadrilatero, l'area di maggiore importanza militare asburgica che doveva fungere da cuscinetto contro gli assalti dei Piemontesi che miravano alla conquista del Lombardo-Veneto austriaco. La storia di Verona italiana ebbe inizio il 16 ottobre 1866 con la conquista del Veneto da parte dei Savoia a seguito della terza guerra di indipendenza: di qui in avanti la città passò un periodo di relativa tranquillità, supportato però da una crisi economica che durò fin dopo la seconda guerra mondiale, e che ebbe come principale conseguenza l'emigrazione di centinaia di migliaia di veronesi.[18] Nel 1882 Verona fu colpita da una tremenda alluvione, e l'Adige allagò buona parte della città. Negli anni successivi, per proteggere la città da altre piene, vennero edificati i cosiddetti muraglioni, e la città dovette così rinunciare ad uno dei suoi aspetti più caratteristici, di "città che viveva sull'acqua".
Il bombardamento aereo di Verona del luglio 1944
Durissima fu la parentesi della seconda guerra mondiale, durante la quale fu una delle città più colpite dai bombardamenti. Dopo la caduta del fascismo (1943), Verona era infatti diventata centro nevralgico dei "repubblichini" nazifascisti. Il processo intentato contro Galeazzo Ciano e altri gerarchi fascisti accusati di aver tramato con Badoglio per far arrestare Mussolini, decretò l'esecuzione sommaria della "fronda" sulle rive dell'Adige. Con esso il regime di Salò divenne, se possibile, ancora più violento e persecutorio. L'attuale santuario di Lourdes sul colle di san Leonardo (protettore dei carcerati), già sede di una chiesa omonima dal XII secolo, espropriato da Napoleone e trasformato dagli austriaci nel 1838 nel fortilizio di San Leonardo, fu trasformato nel 1943 in carcere politico adibito alla persecuzione di cittadini ebrei, antifascisti e prigionieri di guerra. Nel secondo dopoguerra, con l'ingresso dell'Italia nella NATO, Verona acquistò nuovamente importanza strategica, vista la relativa vicinanza della cortina di ferro. La città divenne sede del Comando delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa (FTASE) e vide per tutto il periodo della guerra fredda una forte presenza militare, soprattutto statunitense, che sta scemando solamente in questi ultimi anni. Oggi Verona si presenta come un'importante e dinamica città, economicamente molto attiva, e anche meta turistica di rilievo grazie alla sua storia millenaria, ove il passato romano convive a fianco della Verona scaligera, che per molti versi ne riprende i motivi architettonici e artistici. [modifica] ToponimoL'origine del toponimo "Verona" è sconosciuta, ma nel tempo si sono fatte diverse ipotesi: il nome potrebbe derivare dall'etrusco Vera, probabile nome di persona (toponimi di questo tipo sono comuni in Toscana); da una non ben chiara fonte gallica; da un sostrato pre-gallico (moltissimi fiumi e fiumiciattoli portano ancora oggi nomi derivati da radici preceltiche come *ver- e *var-); dal nome di una famiglia romana; dal termine latino ver, che significa "primavera".[19] Secondo una leggenda (raccolta dal cronista Galvano Fiamma) il mitico fondatore di Verona, il capo gallico Brenno, chiamò il nuovo centro abitato Vae Roma, cioè Maledetta Roma, che poi si trasformò in Verona.[20] [modifica] SimboliLo stemma comunale nasce intorno alla metà del XIII secolo, quando Verona si presentava ancora come libero Comune, ed il precedente stemma, portante croce bianca in campo rosso, venne sostituito dal vessillo delle Arti veronesi, avente croce d'oro in campo azzurro, tutt'oggi i colori araldici di Verona. Altro simbolo di Verona, che viene ripreso anche nello stemma della provincia, è il vessillo scaligero: quello più conosciuto vede una scala bianca, con quattro o cinque pioli, in campo rosso. Ci sono anche due varianti di quest'ultimo stemma, anche se oggi poco conosciute: una con due cani rampanti ai lati della scala, ed uno con l'aquila imperiale in cima alla scala, assunto ufficialmente, quest'ultimo, da Alboino della Scala e Cangrande I della Scala in quanto vicari imperiali, carica assegnata dall'imperatore Enrico VII di Lussemburgo.[21] [modifica] OnorificenzeIl 25 settembre 1991, la città è stata insignita della Medaglia d'oro al valor militare con la seguente motivazione:[22]
[modifica] Urbanistica
L'urbanistica di Verona fonda le proprie origini nella città romana, di cui conserva il tessuto urbano. Verona si sviluppa in diversi periodi: si possono distinguere il centro storico medioevale, in cui sorgono però anche palazzi più recenti (rinascimentali, settecenteschi e ottocenteschi), i quartieri di Veronetta e San Zeno interamente composti di edifici di epoca basso medioevale, alcune zone esterne alle mura in cui sono sorte ville e palazzi in stile barocco, la zona industriale di Borgo Roma sorta a cavallo tra Otto e Novecento, e infine la città moderna che è sorta senza intaccare questo tessuto. Verona può vantarsi di avere ancora ben cinque cinte murarie costruite in epoche diverse ed ancora visibili:
Durante la dominazione romana a Verona furono costruite due cinte murarie, una di epoca tardo repubblicana e meno conosciuta, ed una più conservata e conosciuta, le cosiddette mura di Gallieno, costruite su ordine dell'imperatore Gallieno nel 265 per difendere la città dagli Alemanni. La cinta repubblicana era lunga più di 900 metri, ed aveva un segmento orientato in direzione nordovest-sudest e l'altro orientato in direzione nordest-sudovest, in cui si aprivano rispettivamente porta Borsari e porta Leoni. All'interno di Verona si sviluppò il foro, corrispondente all'odierna piazza delle Erbe, ai lati del quale si trovavano il campidoglio, la basilica e vari edifici pubblici.[23] Nel XI secolo venne ampliata da Arduino d'Ivrea la cinta muraria del colle verso oriente, per meglio difendersi dall'imperatore Enrico II. Tra il 1194 ed il 1224 venne costruita la cinta comunale a sud della città, lungo una depressione naturale, che venne poi utilizzata come fossato. In seguito il ghibellino Ezzelino da Romano restaurò la cinta muraria, e ne costruì una più robusta tre metri più all'interno.
Mura settentrionali di Verona, costruite dagli Scaligeri e riammodernate dagli austriaci nell'Ottocento
Alberto I della Scala fece allargare il percorso delle mura a oriente e settentrione, rafforzandole di numerose torri di guardia. Poco tempo dopo, Cangrande fece costruire delle enormi opere militari: venne fortificata la parte settentrionale, con una cinta muraria comprendente ben ventiquattro torri e quattro porte, e, praticamente in contemporanea, ampliò verso la campagna le mura a sud, creando il tracciato che oggi seguono le mura austriache di Verona. Tra il 1509 ed il 1517 Verona venne assoggettata da Massimiliano I, ed al loro ritorno i veneziani decisero di rinnovare le mura di Verona: i primi lavori iniziarono nel 1523, con l'abbattimento delle mura scaligere meridionali, al cui posto sorsero alcuni bastioni e rondelle. Con l'arrivo degli austriaci a inizio Ottocento, le mura subirono numerosi interventi. I primi interventi alle difese si ebbero dal 1830 fino al 1840, quando vennero ripristinati i bastioni e furono costruiti numerosi forti, dando vita a una rete di fortificazioni molto estesa. Dopo la prima guerra di indipendenza del '48-'49 gli interventi divennero ancora più complessi, soprattutto sul fronte occidentale, dove stava crescendo il pericoloso regno di Sardegna. Dal 1848 al 1852 venne costruita la prima cerchia di forti: Chievo, Croce Bianca, San Zeno, San Massimo, Fenilone, Santa Lucia, Porta Palio, Porta Nuova, il forte Spianata, la torre Tombetta e forte Santa Caterina. Successivamente venne aggiunta una seconda cintura più esterna: Forte Cà Bellina, Parona, Lugagnano, Dossobuono, Azzano, Tomba, San Michele e Forte Cà Vecchia. Nel 1859 l'Austria perse la Lombardia a favore del futuro regno d'Italia, così decise di creare un'intera regione fortificata, il cosiddetto quadrilatero. Durante i cinquant'anni di dominazione austriaca vennero costruiti edifici importanti come palazzo Barbieri, l'arsenale Franz Josef I, la stazione ferroviaria di Porta Vescovo e il cimitero monumentale e diversi altri edifici. Fino all'Ottocento la città è cresciuta stretta tra le mura magistrali, ma con l'arrivo del nuovo secolo e dell'industrializzazione Verona cominciò lentamente a perdere il ruolo di fortezza che gli era stato affibbiato. I primi quartieri moderni di Verona a nascere furono Borgo Trento, nato nella prima ansa che l'Adige forma nella città, e Borgo Roma a sud, dove sono nate le prime industrie. Gli altri quartieri cominciarono a svilupparsi invece dopo la seconda guerra mondiale, senza andare ad intaccare il tessuto urbano storico, ma crescendo negli spazi ancora liberi.[24] [modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
Verona è una delle maggiori città d'arte d'Italia per le sue ricchezze artistiche e archeologiche. La città ha uno sviluppo complesso, ma due opere murarie ne accentuano la divisione tra parte romana e moderna (fino alla seconda metà dell'Ottocento): da una parte le mura romane che circondano il cuore della città tra porta Borsari, porta Leoni e le mura di Gallieno, dall'altra la cosiddetta circonvallazione interna con fortilizi rinascimentali (completati sotto gli austriaci). Nella Verona antica è sensibile l'opera restauratrice di Cangrande della Scala: il forte impatto visivo dato dal colore rosso dei mattoni degli splendidi palazzi gotici è temperato dal sapiente utilizzo dell'antico marmo bianco romano; opera, questa, frutto della politica scaligera di ritorno ideale ai fasti imperiali. Da qui la nuova urbs marmorea, rifulgente nel bianco lastricato di piazza delle Erbe, al centro della quale troneggia luminosa la fontana di Madonna Verona, composta di parti provenienti dalle antiche terme romane. [modifica] Epoca romanaVerona presenta numerosi monumenti di epoca romana, costruiti tutti dopo il I secolo a.C., quando ci fu la ricostruzione della città all'interno dell'ansa dell'Adige. Il monumento più famoso in assoluto, diventato simbolo della città stessa, è l'Arena, il terzo anfiteatro romano per dimensione dopo il Colosseo e l'anfiteatro capuano,[25] ma il meglio conservato tra questi, tanto che viene utilizzato oggi per ospitare il famoso festival lirico areniano, oltre a numerosi concerti.
La romana Porta Borsari vista dall'esterno
Altro famoso monumento è il teatro romano, del I secolo a.C., ma tornato alla luce solo nel 1830, quando gli edifici che letteralmente lo ricoprivano vennero abbattuti. D'estate si tengono nel teatro una serie di spettacoli che prendono il nome di estate teatrale veronese. Sono entrambe del I secolo d.C. le due porte romane che si aprivano nelle mura della città (mura di cui rimangono ancora visibili alcuni resti): porta Borsari e porta Leoni. Della prima è ben conservata tutta la facciata, mentre della seconda rimane purtroppo solo metà della facciata interna. Un'altra porta romana è l'Arco dei Gavi, posto sulla via Postumia che portava verso il centro abitato, e dedicato ad alcuni membri della gens Gavia.[26] Sempre di epoca romana è il ponte Pietra, l'unico ponte romano ancora ben visibile della città, poiché del ponte Postumio, crollato nel 1153, si può vedere oggi solo la base dei piloni durante le secche dell'Adige. Il ponte Pietra è composto da cinque archi, quattro dei quali furono fatti saltare nel 1945 dai tedeschi in ritirata, e vennero poi ricostruiti con le pietre recuperate dal fiume. Caratteristico e pittoresco è l'utilizzo di diversi materiali.
L'ala dell'Arena di Verona
Presso piazza Erbe, corrispondente all'antico foro romano, sono presenti nei sotterranei di numerosi edifici le fondamenta di strade, fognature e i resti di case e di una basilica romana. Una parte di esse sono visibili lungo il percorso del centro internazionale di fotografia Scavi Scaligeri, un museo sotterraneo creato dal recupero dell'area negli anni '70, lavori intrapresi per poter dare un assetto definitivo ai numerosi resti archeologici romani e medioevali presenti nelle fondamenta della zona del palazzo del Tribunale. [modifica] Epoca medioevaleIl basso medioevo ha lasciato a Verona pochi ricordi, a causa del devastante terremoto del 3 gennaio 1117 che ebbe come epicentro proprio il veronese, e vide la città fortemente danneggiata. A causa del terremoto crollò addirittura parte dell'anello esterno dell'Arena, lasciandone in piedi solo una porzione, che fu danneggiata ulteriormente in un successivo terremoto nel 1183, creando così l'attuale suggestiva forma dell'Arena con la sua "ala". Inoltre molti palazzi e quasi tutte le chiese, i monasteri e i monumenti vennero seriamente danneggiati, se non distrutti: questo fatto ha lasciato lo spazio per una forte diffusione del romanico come stile della ricostruzione. I principali monumenti sono dunque databili successivamente al XII secolo. In particolare questo periodo vide un grande sviluppo di edifici di culto, il più famoso dei quali è forse la basilica di San Zeno, considerata uno dei capolavori del romanico in Italia, e legata all'omonima abbazia, di cui rimangono la torre ed alcuni chiostri.[27] Importante è anche il Duomo, il cui nome sarebbe più propriamente cattedrale di Santa Maria Matricolare, nato dalle ceneri di due chiese paleocristiane crollate per colpa del terremoto. [modifica] Epoca scaligeraQuello scaligero è stato un periodo positivo per Verona sotto il profilo urbanistico: esso infatti ha visto la costruzione di molti edifici e monumenti tutt'oggi visibili. Il centro storico, (in particolare piazza Erbe, piazza dei signori e piazza San Zeno), presenta edifici nati durante la Signoria, come il palazzo del Podestà, che venne abitato certamente da Alberto I della Scala, e fu probabilmente adibito a dimora dei signori della città. Nel palazzo trovarono ospitalità anche molti uomini illustri, tra cui spiccano personalità di primo piano come Dante e Giotto, che durante il suo soggiorno eseguì, secondo Giorgio Vasari, alcuni ritratti di Cangrande I, che però sono andati perduti. Altro importante palazzo scaligero è il palazzo di Cansignorio, la cui costruzione venne decisa da Cansignorio, terminato probabilmente nel 1363. Questo edificio originariamente era un palazzo-fortezza, dotato di tre grandi torri agli angoli del fabbricato. In alcuni scritti è chiamato anche Palazzo Grande, proprio per la sua imponenza. Del palazzo originario rimane un solo torrione, risistemato durante i lavori del 1882, mentre il resto dell'edificio risale al XVI secolo. Importantissimo fu il sistema difensivo costruito dagli Scaligeri, che faceva perno su Castelvecchio, fatto costruire da Cangrande II della Scala insieme al ponte Scaligero. Il castello venne costruito tra il 1354 ed il 1376, e concepito non tanto per la difesa della città da nemici, ma come difesa verso i cittadini stessi; infatti il ponte Scaligero originariamente aveva la funzione di facilitare un'eventuale fuga del signore verso la Germania, dove regnava il genero di Cangrande II, Ludovico il Bavaro. Il ponte Scaligero venne costruito nell'arco di tre anni, tra il 1354 ed il 1356, e la sua robustezza gli consentì di passare indenne cinque secoli di storia, fino alla notte del 24 aprile 1945, quando, alla fine della seconda guerra mondiale, i tedeschi, per coprire la ritirata, fecero saltare tutti i ponti di Verona. La sua robustezza è dovuta all'ampiezza delle arcate e alla mole dei piloni, studiati in modo da resistere alla diversa forza d'urto dell'Adige nei vari punti dell'ansa: infatti verso Castelvecchio, dove passa la maggior mole d'acqua, l'arcata è più lunga rispetto alle altre due, ed i piloni sono più grossi.[28] Castelvecchio ospita inoltre il più importante museo di Verona, il museo civico di Castelvecchio, uno dei più interessanti dell'arte italiana ed europea. Restaurato con criteri moderni, presenta circa trenta sale e diversi settori: scultura, pittura italiana e straniera, armi antiche, ceramiche, oreficerie, miniature e le antiche campane cittadine. Un importante edificio commissionato dagli scaligeri è la torre del Gardello, che segna una delle prime conquiste del progresso tecnologico meccanico: è infatti il primo orologio pubblico, consultabile da tutti. Non molto distante da questo sorgono le arche scaligere, un complesso funerario in stile gotico, destinate a contenere le arche (ovvero le tombe) dei più illustri rappresentanti della casata: racchiuse da un recinto in ferro battuto in cui ricorre il motivo della scala, simbolo della casata, i sarcofagi si trovano a terra o su piani rialzati. Le arche sono state indicate come uno dei più insigni e significativi monumenti dell'arte gotica. [modifica] Epoca venezianaL'epoca della dominazione veneziana a Verona fu molto feconda soprattutto per l'edilizia privata e militare. In particolare, protagonista assoluto del XVI secolo fu l'architetto veronese Michele Sanmicheli, che abbellì Verona di numerosi palazzi, e venne scelto dalla Serenissima per la costruzione delle porte d'ingresso alla città. Porta Nuova è un esempio dello stile sanmicheliano: eretta tra il 1535 ed il 1540, la sua posizione andava a generare l'importante corso Porta Nuova, che si conclude ai portoni della Bra. Le due facciate sono costruite in ordine dorico: quella verso la città in tufo, mentre la facciata rivolta verso la campagna in pietra bianca. La porta è importante anche storicamente perché durante una serie di rivolte, dette pasque veronesi, contro le guarnigioni napoleoniche, rimasero intrappolati all'interno circa duecento soldati francesi, che avevano cercato di difendere la porta. Ci fu successivamente anche la costruzione di porta Palio, tra il 1542 ed il 1557, che, nonostante la minore importanza rispetto porta Nuova, appare più interessante sotto il profilo culturale ed artistico: di pianta rettangolare, verso l'esterno presenta tre archi con colonne doriche, all'interno cinque archi, ognuno munito di due colonne. La facciata esterna riprende schemi compositivi desunti dal teatro romano di Verona.[29] Vi è poi Porta San Zeno, conclusa nel 1542, la cui facciata Sanmicheli ha interpretato come un arco di trionfo, con colonne di ordine ionico, e molte decorazioni (come medaglie, stemmi e fregi). In questo caso come materiale sono stati utilizzati, oltre a pietra bianca, anche mattoni rossi, molto utilizzati soprattutto negli edifici scaligeri. Sempre opera del Sanmicheli sono palazzo Canossa, palazzo Pompei, palazzo Bevilacqua, e palazzo Della Torre. Quest'ultimo, però, secondo alcuni critici è ritenuto opera di Domenico Curtoni nel XVII secolo. L'autore più probabile potrebbe essere però Bernardino Brugnoli, un parente del Sanmicheli, che lavorò spesso con lui, e dunque prese in parte il suo stile e la sua tecnica. Sicuramente opera di Michele Sanmicheli fu invece palazzo Canossa, costruito su commissione della famiglia dei marchesi di Canossa, una delle famiglie più antiche ed illustri d'Italia. L'edificio ospitò tra l'altro, nel 1822, il celebre congresso di Verona, a cui parteciparono quasi tutti gli stati d'Europa. Sanmicheli cercò di allineare, mediante la facciata monumentale, i fondali opposti di porta Borsari e dell'arco dei Gavi, dando un'impostazione scenografica alla via che permane tutt'oggi. Un soffitto fu affrescato dal famoso Tiepolo, ma è andato perduto durante i bombardamenti che colpirono la città durate la seconda guerra mondiale. Palazzo Bevilacqua è uno dei palazzi più raffinati e ricchi di particolari della città, con una facciata realizzata in due ordini, quello inferiore più massiccio, e quello superiore maggiormente slanciato ed elegante. Il palazzo accoglieva celebri dipinti, tra cui La pietà della lacrima di Giovan Francesco Caroto, il Paradiso del Tintoretto, un ritratto di Donna con bambino di Paolo Veronese. Palazzo Pompei segue lo stile neoclassico di Sanmicheli, e grazie alla donazione dai proprietari, alla loro morte, al comune di Verona del palazzo, l'edificio ospita oggi il museo civico di storia naturale, con oltre due milioni di reperti geologici, paleontologici, zoologici, preistorici e di botanica.[30]
Il leone di San Marco, posto su una colonna in piazza delle Erbe, simbolo massimo della Verona veneziana
Una storia particolare ha poi palazzo Turchi, commesso dal cavaliere Pio Turchi, e costruito pochi anni dopo la battaglia di Lepanto del 1571, dove la flotta della Serenissima sconfisse la flotta ottomana; Pio Turchi fu portavoce della comunità veronese alle grandi celebrazioni della vittoria a Venezia. Il palazzo era decorato da statue di personaggi turchi, facenti parte del bottino della battaglia di Lepanto, e ad alcune di queste venne decapitata la testa, che fu esposta in piazza delle Erbe, proprio nel luogo dove venivano solitamente mostrate le teste dei condannati a morte. Altri palazzi, situati rispettivamente in piazza dei Signori e piazza Erbe, sono la loggia del Consiglio e | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||