Paolo di Tarso

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« Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il Vangelo di Dio »   (Romani 1,1)

Paolo o Saulo di Tarso, noto anche come san Paolo (Tarso, 8 c. – Roma, 67 c.), apostolo, è stato il principale missionario del messaggio di Gesù Cristo tra i gentili, cioè pagani (quindi non Ebrei) greco-romani.

San Paolo

Apostolo
Nascita Tarso, 8 circa
Morte Roma, 67 (circa)
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Beatificazione {{{beatificazione}}}
Canonizzazione
Santuario principale Basilica di San Paolo fuori le mura, Roma
Ricorrenza 29 giugno
Attributi Spada
Patrono di Roma, Grecia, Malta, giornalisti, Rover
Visita il progetto santi

Secondo i testi biblici, Paolo era un ebreo che godeva della cittadinanza romana. Sebbene a lui coevo, non conobbe direttamente Gesù e, come tanti connazionali, avversava la neo-istituita Chiesa cristiana, arrivando a perseguitarla direttamente. Sempre secondo la narrazione biblica, un giorno, mentre si recava da Gerusalemme a Damasco per perseguitare i cristiani della città, venne chiamato da Gesù risorto e iniziò a predicare il Cristianesimo. Come avvenne per tutti gli altri missionari cristiani si rivolse inizialmente agli Ebrei, ma in seguito si dedicò prevalentemente ai gentili. I territori da lui toccati nella predicazione itinerante furono inizialmente l'Arabia (attuale Giordania), quindi soprattutto la Grecia e l'Asia (attuale Turchia). Il successo di questa predicazione lo spinse a scontrarsi con alcuni cristiani di origine ebraica (giudeo-cristiani) che volevano imporre ai pagani convertiti (cosiddetti ellenisti) l'osservanza della intera legge religiosa ebraica, in primis la circoncisione. Paolo si oppose fortemente a questa richiesta e con il suo carattere energico e appassionato riuscì ad averla vinta. Fu fatto imprigionare dagli Ebrei a Gerusalemme con l'accusa di turbare l'ordine pubblico. Appellatosi al giudizio dell'imperatore, come suo diritto in quanto cittadino romano, fu condotto a Roma, dove venne tenuto per alcuni anni a blandi arresti domiciliari e dove continuò la sua predicazione. Venne decapitato probabilmente attorno al 64-67, durante la persecuzione di Nerone.

L'influenza storica di Paolo nell'elaborazione della teologia cristiana è stata enorme: mentre i Vangeli si limitano prevalentemente a narrare parole e opere di Gesù, sono le lettere paoline che definiscono i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua incarnazione, passione e morte, ripresi dalla speculazione dei pensatori cristiani dei successivi due millenni. Per questo alcuni studiosi contemporanei lo hanno identificato come il vero fondatore del Cristianesimo.

Indice

[modifica] Fonti storiche

Per approfondire, vedi le voci Atti degli Apostoli e Lettere di Paolo.

Non esistono riferimenti archeologici diretti (come epigrafi) o testimonianze di autori extra-cristiani che si riferiscano direttamente alla vita e all'operato di Paolo.

Le principali fonti storiche relative alla sua vita e al suo operato sono il testo biblico degli Atti degli Apostoli, che nella seconda parte si concentra sulla sua figura, e le tredici lettere a lui attribuite, anch'esse contenute nel Nuovo Testamento. Per alcune di queste lettere in epoca moderna sono stati avanzati da molti studiosi dubbi circa l'effettiva autenticità. Altre informazioni sono riportate da alcuni Padri della Chiesa e in alcuni scritti apocrifi a lui attribuiti. L'effettiva attendibilità storica di queste leggende successive è discussa.

  • Gli Atti degli Apostoli sono tradizionalmente attribuiti a Luca, al quale è ricondotto anche un Vangelo. Sono stati composti in greco attorno agli anni 80, circa 20-50 anni dopo gli eventi narrati. A Paolo è dedicata principalmente la seconda parte dello scritto (capitoli 9; 11; 13-28). È descritto il suo ministero itinerante, a partire dalla sua chiamata sulla "via di Damasco" (collocabile intorno ai primi anni 30) fino all'arrivo a Roma agli arresti domiciliari (intorno ai primi anni 60).
  • Le tredici lettere di Paolo del Nuovo Testamento sono scritte in greco. Tradizionalmente sono considerate redatte tra gli anni 50 e 60, durante il suo ministero itinerante e la prigionia a Cesarea e/o Roma. In epoca contemporanea, con lo svilupparsi del metodo storico-cristico, sono stati sollevati dubbi circa l'autenticità di alcune di queste lettere:[1]
I dubbi sono dettati principalmente da motivi di ordine filologico: per alcune lettere, il vocabolario, lo stile narrativo e gli argomenti trattati sono diversi da quelli delle lettere considerate sicuramente autentiche. Tale diversità può comunque essere ricondotta a diversi periodi storici (anni 50 contro anni 60), diverso atteggiamento di Paolo (energico e combattivo nelle prime lettere, stanco e affaticato nelle lettere della prigionia), diverso contesto dei destinatari (sistematizzazione della dottrina cristiana nelle prime lettere, attenzione alla comunità e ai ruoli nelle lettere successive).
Dal punto di vista storico comunque la discussione sull'effettiva autenticità delle lettere dubbie, che difficilmente potrà arrivare a risultati chiari e condivisi basandosi sui soli dati intrinseci dei testi, non lede il ritratto della vita e dell'operato di Paolo: le lettere di dubbia paternità non sono in contrasto col messaggio teologico contenuto nelle lettere sicuramente autentiche. Solo gli ultimi anni della sua vita, attorno agli anni 60 e successivi all'arrivo a Roma descritto dagli Atti, possono essere ricostruiti in maniera differenziata ammettendone o meno l'autenticità, ipotizzando dopo Roma un nuovo viaggio missionario in oriente (Grecia e/o Turchia) o in Spagna (v. dopo).

[modifica] Nomi e titoli

Nelle sue prime apparizioni negli Atti il nome proprio usato è Saulo (nel testo greco originale Σαούλ = Saùl, 9 volte,[2] oppure Σαῦλος = Sàulos, 15 volte,[3] traslitterazione dell'ebraico שאול = Shaʾùl). L'etimologia è connessa al verbo ebraico שאל, shaʾal, "domandare", "pregare": il nome significa dunque "colui che è stato chiesto (a Dio)", "colui per il quale si è pregato".[4] Il nome è lo stesso del primo re degli Ebrei vissuto nell'XI secolo a.C., nelle traduzioni italiane reso solitamente con Saul. Nella tradizione biblica il nome non risulta in seguito ricorrente tra i personaggi, probabilmente per la descrizione negativa che il testo biblico, in 1 Samuele, fornisce dell'operato del re, inizialmente scelto da Dio tramite il profeta Samuele. La tribù del re era quella di Beniamino, la stessa di Saulo-Paolo (Rm11,1; Fl3,5), e probabilmente poteva rappresentare per questa tribù minore una sorta di eroe nazionale. Nelle sue lettere non si identifica mai con questo nome.

Il nome più ricorrente negli Atti e nelle lettere è Paolo (nel testo greco originale Παῦλος = Pàulos). Si tratta della traslitterazione greca di un nome latino significante "piccolo".[5] L'etimologia non è dunque correlata al significato del nome ebraico, e probabilmente non è legata, come ha inteso la tradizione iconografica cristiana successiva, con una bassa statura di Paolo: nell'impero romano gli ebrei adottavano un doppio nome greco-romano assonante col nome originale, come nel caso Giosuè-Giasone o Sila-Silvano.

"Apostolo" è il titolo principale che Paolo si attribuisce nelle sue lettere (vedi ad esempio Rm1,1; 1Cor1,1; Ef1,1; Col1,1) e che la tradizione cristiana successiva gli ha confermato. Non gli è invece attribuito negli Atti. Il titolo è la traslitterazione del termine greco che significa "inviato". In senso proprio il titolo è applicato nei testi del Nuovo Testamento ai dodici apostoli che seguirono Gesù durante il suo ministero pubblico. Paolo, che non compare nei Vangeli e che non fece parte del suo seguito, non può essere identificato come apostolo in tal senso, e lui stesso specifica in Rm1,1 di essere "apostolo per vocazione". Come Paolo, anche altri personaggio del Nuovo Testamento sono detti apostoli, sebbene non lo furono in senso proprio (Barnaba in At14,14; Andronico e Giunia in Rm16,7; Sila e Timoteo in 1Ts1,1; 2,6; Apollo in 1Cor4,9). In Rm11,13; Gal2,8 egli stesso si definisce "apostolo dei gentili".

In At9,11; 21,39; 22,3, Paolo è detto "di Tarso", sua città di origine nella Cilicia, nell'attuale Turchia del sud.

[modifica] Caratteristiche personali

[modifica] Origini etniche

Paolo era ebreo, della tribù di Beniamino (Rm11,1; Fl3,5). Sebbene il territorio tradizionale della tribù fosse collocato nel centro della Palestina, poco a nord di Gerusalemme tra la Giudea e la Samaria, questa appartenenza etnica non era correlata alla zona geografica, in quanto lungo i secoli il significato territoriale si era progressivamente perso. È il caso, ad esempio, di Giuseppe e Gesù, della tribù di Giuda e della casa di Davide (sud della Palestina), che vivevano però a Nazaret, nel nord della Palestina.

[modifica] Cittadinanza romana

Paolo era, per nascita, cittadino romano (At16,37-38; 22,25-29; 25,7-12). Nei primi tempi dell'impero la cittadinanza romana era un privilegio ereditario non comune, soprattutto per gli abitanti delle province non italiche, e comportava notevoli vantaggi economici, politici, fiscali, giuridici. Non è chiara l'origine di questo status paolino e sono state elaborate diverse ipotesi:

  • gli avi di Paolo risiedenti a Tarso beneficiarono del privilegio concesso ad alcuni Ebrei della Cilicia durante la campagna di Cesare contro Farnace, nel 47 a.C. circa;[6]
  • gli avi di Paolo risiedenti a Tarso ottennero la cittadinanza in occasione di diversi privilegi concessi ai cittadini di Tarso da Marco Antonio dopo la vittoria a Filippi del 42 a.C.;
  • il padre (o il nonno) di Paolo, fabbricatori di tende, si distinse per l'aiuto militare fornito all'esercito romano durante una campagna militare di Cesare, Antonio o Pompeo e ottenne in riconoscimento la cittadinanza;[7]
  • i genitori di Paolo furono condotti come prigionieri di guerra dalla città giudea di Giscala a Tarso (vedi Girolamo), divennero schiavi di un romano, furono affrancati ricevendo automaticamente la cittadinanza;[8]
  • Paolo faceva parte della famiglia regale degli Erodiani,[9] all'antenato dei quali (Erode Antipatro) fu concessa da Cesare la cittadinanza.[10] Accenni (vaghi) a questo legame familiare sarebbero riscontrabili in At13,1; Rm16,10-11. Questa ipotesi non gode di largo consenso tra gli studiosi, anche per l'estraneità che traspare dall'incontro tra Paolo e l'erodiano Marco Giulio Agrippa II in At26.

[modifica] Lingue conosciute

Paolo appare un ebreo perfettamente ellenizzato. Come tutti gli Ebrei, conosceva l'ebraico, lingua nella quale è composta la Tanakh, che all'inizio dell'era cristiana non era più usata nella vita quotidiana ma riservata al culto religioso. Lingua vernacolare degli Ebrei in Palestina (tra i quali Gesù) era l'aramaico, alla quale si riferisce verosimilmente At21,40: il testo originale usa il termine "ebraico" che va però inteso come "lingua degli Ebrei", cioè l'aramaico. Conosceva il greco, lingua franca dell'Impero romano orientale, nella quale sono composte le sue lettere, cosa non comune tra gli Ebrei e che desta meraviglia nel tribuno di Gerusalemme (At21,37). In quanto cittadino romano è verosimile che comprendesse almeno un po' il latino, ma non ve n'è traccia nei passi neotestamentari. Circa i dialetti locali parlati nella zona di Tarso, ufficialmente ellenista ma situata al confine tra l'area linguistica indoeuropea (greco e galata) e semita (siriaco e aramaico), attualmente estinti e poco conosciuti, non sembra che Paolo ne avesse conoscenza. In At14,11 mostra di non comprendere il dialetto della Licaonia, regione confinante a nord con la sua Cilicia natale.

[modifica] Formazione culturale

Sebbene nelle fonti non venga direttamente affermato, Paolo dimostra di avere ricevuto una solida formazione greco-ellenista, probabilmente nella prima giovinezza nella natale Tarso e/o in seguito a Gerusalemme.[11] Nelle sue lettere e nella sua predicazione riferita negli Atti, traspare la conoscenza della Bibbia in greco (Septuaginta), il metodo retorico della diatriba (Rm2,27-3,8), alcune citazioni implicite di concetti e pensatori ellenisti: i temi stoici dell'autosufficienza in 2Cor9,8; Fl4,11-12, dell'immanenza di Dio in Rm11,36; Col1,16, della "teologia naturale" in Rm1,19-20; la "moderazione" cinica in 1Ts2,1-8; Epimenide e Arato in At17,28; Menandro in 1Cor15,33; la conoscenza delle "cose invisibili", le idee di Platone, in 2Cor4,18; 5,7; Col1,5; l'uso dell'allegoria come è usata da Filone, ad esempio in Gal4,24-26.[12]

[modifica] Formazione religiosa

L'ebreo Paolo appare innanzitutto come un laico, cioè non appartenente a nessuna delle classi sacerdotali che gestivano il culto del tempio di Gerusalemme. In Fl3,5 si definisce "fariseo quanto alla legge" (v. anche At23,6; 26,5), cioè facente parte di quel movimento che si era sviluppato pochi secoli prima dell'era cristiana e che nel I secolo era fortemente contrapposto al movimento aristocratico-sacerdotale dei sadducei su diversi aspetti dottrinali: diversamente da questi ultimi, i farisei accettavano l'immortalità dell'anima, l'esistenza degli angeli, gli altri libri della Tanakh e una tradizione orale (poi confluita nei Talmud), oltre ai 5 della Torah, e adottavano un'interpretazione delle scritture tendenzialmente meno rigorosa e rigida, più vicina alle esigenze del popolo. I farisei si formavano in apposite scuole collegate alle sinagoghe, cioè luoghi di culto da loro gestiti e presenti ovunque vi fossero comunità giudaiche. In queste scuole tutti gli Ebrei imparavano a leggere le scritture ebraiche e i fondamenti della dottrina. È verosimile che Paolo abbia iniziato la sua formazione farisaica in una di queste scuole a Tarso, e secondo At22,3 continuò e perfezionò gli studi a Gerusalemme presso l'autorevole maestro Gamaliele. Dalle sue lettere traspaiono i metodi argomentativi tipici delle scuole rabbiniche del tempo, testimoniati poi nei Talmud, come, ad esempio, la gezerah shavah ("decreto simile"), che accosta argomentativamente a un passo biblico un altro per un semplice legame di similitudine-analogia (si veda Rm9,6-28 o 3,1-5,12). L'appartenenza di Paolo al Sinedrio, che sembra essere suggerita da At26,10 è solitamente esclusa dai biblisti (vedi infra). At18,18 indica che Paolo era un nazireo, cioè aveva fatto uno speciale voto di consacrazione a Dio, che implicava una vita particolarmente sobria e rigorosa e il portare i capelli lunghi.

[modifica] Condizione economica

Non ci è direttamente noto a quale classe socio-economica appartenesse. In At18,3, viene detto costruttore di tende, attività che intraprese verosimilmente sulle orme paterne e alla quale, secondo l'interpretazione comune di alcuni passi di sue lettere (At20,34-35; 1Cor4,12; 2Cor11,27; 1Ts2,9; 2Ts3,8), si dedicò anche durante il ministero itinerante per garantirsi autonomia economica. Questa attività artigianale, unita alla notizia dell'invio a Gerusalemme per gli studi religiosi (una sorta di studi universitari all'estero) e soprattutto al possesso della cittadinanza romana, con i notevoli sgravi fiscali che essa comportava, devono avere fatto appartenere lui e la sua famiglia a un ceto medio o medio-alto.

[modifica] Aspetto fisico

Possibile identikit di Paolo di Tarso realizzato da un nucleo della polizia scientifica tedesca nel febbraio 2008 sulla base delle descrizioni contenute nelle più antiche fonti storiche, con la commissione e consulenza dello studioso Michael Hesemann. Non sono stati esaminati i reperti ossei a lui attribuiti contenuti nel sepolcro presente nella Basilica di San Paolo fuori le mura di Roma.
Possibile identikit di Paolo di Tarso realizzato da un nucleo della polizia scientifica tedesca nel febbraio 2008 sulla base delle descrizioni contenute nelle più antiche fonti storiche, con la commissione e consulenza dello studioso Michael Hesemann.[13] Non sono stati esaminati i reperti ossei a lui attribuiti contenuti nel sepolcro presente nella Basilica di San Paolo fuori le mura di Roma.

Non ci è noto quale aspetto avesse. Il nome Paolo ("piccolo") non deriva dalla statura, come inteso dall'iconografia successiva, ma verosimilmente dall'assonanza con "Saulo" (vedi supra). La più antica descrizione fisica a lui riferita (influenzata, forse, dalla tradizionale bruttezza attribuita a Socrate) è contenuta nell'apocrifo Atti di Paolo e Tecla, della fine del II secolo, nel quale si legge che "era un uomo di bassa statura, la testa calva, le gambe arcuate, il corpo vigoroso, le sopracciglia congiunte, il naso alquanto sporgente". [14] Come per questo ed altri apocrifi, la datazione tardiva rende difficile attribuire un effettivo valore storico al testo e a questa descrizione di Paolo. Difficilmente fondata è anche la notizia riportata in uno scritto del V secolo, tradizionalmente ma erroneamente attribuito a Giovanni Crisostomo, che attribuisce a Paolo la statura di 3 cubiti (circa 133 cm).[15] L'unico dato desumibile dai passi del Nuovo Testamento, certo ma generico, è che Paolo era afflitto da una malattia (1Cor2,3-4; 2Cor10,10; 12,7; Gal4,13-14). Alcuni hanno ipotizzato un problema agli occhi (Gal4,15), altri invece, con una certa arbitrarietà, hanno ipotizzato che Paolo fosse omosessuale.[16]

[modifica] Tratti psicologici

I tratti comportamentali che si possono dedurre dal Nuovo Testamento sono sostanzialmente ambivalenti. Paolo non doveva avere un carattere particolarmente amabile: sono riportati dissidi con l'evangelista Marco (At13,13; 15,37-38), Barnaba (At15,39-40; Gal2,13), Pietro (Gal2,11-16), Giacomo e con tutto l'allora maggioritario partito giudeo-cristiano (vedi At15, dove la discussione viene presentata con tratti e toni più irenici di Gal2, verosimilmente più aderente alla realtà). Sotto questo aspetto l'affermazione di At9,30-31 secondo la quale, una volta partito Paolo, "la Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria" può suonare ironica e liberatoria.

Paolo è caratterizzato da una forte caparbietà e resistenza alle avversità (vedi soprattutto 2Cor11,23-28), anche se la sua ultima lettera, 2 Timoteo (se autentica), sembra scritta da un Paolo ormai stanco e abbattuto. Il successo della sua predicazione con la fondazione di nuove chiese in Grecia e Asia e la forte influenza che mostrava di avere sulla stessa chiesa di Gerusalemme mostrano che doveva essere caratterizzato da un certo carisma e magnetismo, al punto da essere identificato dagli avversari Ebrei come capo del cristianesimo (At24,5). La cura di queste nuove comunità tramite l'invio di lettere e collaboratori, l'analisi dei problemi che le caratterizzavano e le chiare, talvolta dure, direttive in proposito, la scelta di capi (presbiteri e vescovi) e le successive nuove visite mostrano una notevole capacità di gestire le risorse umane. L'aspro ed energico Paolo era però caratterizzato anche da un sincero affetto e amore (si veda, ad esempio, 1Ts2,7-12), che si rivolge anche agli "avversari" giudeo-cristiani in occasione della colletta di Gerusalemme, da lui organizzata tra le sue comunità per far fronte alle necessità dei poveri della città santa (si veda, ad esempio, 2Cor8-9).

[modifica] Legami familiari

Il Nuovo Testamento non fornisce informazioni dirette intorno alla famiglia di Paolo. Questa risiedeva verosimilmente a Tarso, dove egli nacque, e, come accennato sopra, è possibile che fosse originaria di Giscala, in Giudea. L'attività lavorativa familiare era, verosimilmente, come per Paolo, la manifattura di tende. In At23,16 (probabilmente attorno al 58) viene fatto cenno al "figlio della sorella di Paolo", presente a Gerusalemme, ed è possibile che questa (forse con altri familiari) si fosse trasferita nella città. Circa lo stato civile di Paolo, in nessun passo si accenna a moglie o a figli e in 1Cor7,8 (inizio anni 50) si dichiara celibe. Tuttavia, dato l'alto valore che il matrimonio aveva nella cultura ebraica e per i farisei in particolare, è verosimile che Paolo si fosse sposato in gioventù e in seguito sia rimasto vedovo, o abbia ripudiato la moglie, o ne sia stato ripudiato.[17]


[modifica] Possibile cronologia

La ricostruzione cronologica della vita e del ministero di Paolo, come per tutti i personaggi del Nuovo Testamento (incluso Gesù), è in gran parte ipotetica. La narrazione degli Atti, che descrive in maniera particolareggiata il suo ministero pubblico con alcuni accenni al mondo greco-romano, unita ad alcune preziose seppur sporadiche integrazioni cronologiche presenti nelle lettere di Paolo e in altri scritti successivi, permette tuttavia di ricostruire un quadro verosimile, condiviso nelle linee fondamentali da biblisti e storici contemporanei.

Il punto più oscuro della sua vita riguarda gli ultimi anni successivi alla prigionia romana, attorno ai primi anni 60, attorno ai quali le ricostruzioni possibili vertono sulla possibilità di una seconda prigionia, più dura della prima, e sulla eventualità di un altro viaggio, in oriente o in Spagna.

Possibile cronologia della vita di Paolo[18]
CE[19] BG[20] TOB[21] DP[22] Evento Redazione lettere Atti Lettere Eventi correlati
- 5-10 5-10 ? Nascita a Tarso - 22,3 - -
- - - - Traferimento a Gerusalemme - 22,3 - -
35 34 o 36 c. 37 c. 33 Poco dopo il martirio di Stefano,[23] conversione sulla via di Damasco e battesimo - 9,1-19, ripreso in 22,4-21;26,9-18 Gal1,15-16 -
35-37 - c. 37-39 - Predicazione in Arabia e a Damasco - 9,19-25 Gal1,17 -
37 36 o 38 c. 39 35 Fuga da Damasco durante il re nabateo Areta IV;
prima breve ("15 giorni") visita a Gerusalemme "dopo 3 anni" dalla conversione
- 9,25-30 2Cor11,32-33;
Gal1,18-20
Areta IV regnò sull'Arabia tra il 9 a.C. e il 39 d.C., su Damasco (forse) tra il 37-39, durante il regno di Caligola
37-43 - - 35+ Soggiorno a Tarso, predicazione in Siria e Cilicia - 9,30 Gal1,21 -
43-44 - c. 43 45 Barnaba porta Paolo da Tarso ad Antiochia di Siria, soggiorno un anno intero - 11,25-26 - -
44 o 45 48 - 46 Visita (coincidente con la successiva visita del Concilio?[24]) a Gerusalemme "per portare soccorso" alla annunciata carestia, morte di Erode,[25] ritorno ad Aniochia - 11,27-30; 12,21-25 - Erode Agrippa I muore nel marzo del 44. Carestia in diverse zone dell'impero durante l'impero di Claudio (41-54),[26] in Giudea in particolare sotto i governatori Fado e Tiberio Alessandro (44-47 d.C),[27] aggravata dall'anno sabbatico del 47-48
45-49 46-48 45-48 47-48 Primo viaggio con Barnaba (e in parte Giovanni-Marco): Cipro, Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra, Derbe; ritorno tramite le stesse tappe ad Antiochia di Siria - 13-14 - -
49-50 - 48-49 48-49 Visita a Gerusalemme e Concilio "dopo 14 anni" (dalla conversione o dalla prima visita a Gerusalemme?) e ritorno ad Antiochia - 15,1-35 Gal2,1-9 -
50+ 49+ 50+ 49+ Inizio del secondo viaggio con Sila-Silvano: Siria, Cilicia, Derbe, Listra, Filippi, Tessalonica, Berea, Atene - 15,36-18,1 - -
- inverno 50 - estate 52 inverno 50 - estate 52 - Soggiorno a Corinto "un anno e mezzo", incontro con Aquila e Priscilla espulsi poco prima da Roma, incontro col proconsole Gallione 1-2 Tessalonicesi a Corinto 18,1-18 - Espulsione degli Ebrei da Roma, tra i quali Aquila e Priscilla, nel 49-50;[28]

Gallione proconsole dell'Acaia nel 51-52 o 52-53 (vedi Iscrizione di Delfi)

53 52 52 51-52 Fine del secondo viaggio: Efeso, Cesarea, visita a Gerusalemme - 18,18-22 -
- - 52-53 51-52 Ritorno e permanenza ad Antiochia - 18,22 - -
53+ 53+ 54+ 52+ Inizio del terzo viaggio: Galazia, Frigia, soggiorno a Efeso per 2 anni e 3 mesi, Macedonia 1 Corinzi a Efeso;
Galati e Filippesi a Efeso; 2 Corinzi in Macedonia
18,23+ - -
57 inverno 57-58 inverno 57-58 57 Soggiorno a Corinto per 3 mesi Romani 20,2-3 - -
57 Pasqua 58 Pasqua 58 - Fine del terzo viaggio: da Filippi a Cesarea 20,3-21,14 - -
57 Pentecoste 58 Pentecoste 58 57 Visita a Gerusalemme, arresto nel tempio, condotto a Cesarea dove incontra il governatore Felice - 21,15-24,26 - Felice governatore di Giudea (forse) tra il 52 - 59/60
57-59 58-60 58-60 57-59 Prigioniero due anni a Cesarea, incontra il governatore Porcio Festo e il re Marco Giulio Agrippa II - 24,27-26,32 - Porcio Festo governatore di Giudea (forse) tra il 59/60 - 62
59-60 60-61 60-61 59-60 In autunno viaggio in mare verso Roma, naufragio, inverno a Malta, arrivo a Roma - 27,1-28,28 -
60-62 61-63 61-63 60-62 Arresti domiciliari a Roma per (almeno) 2 anni Colossesi, Efesini, Filemone? 28,30-31 - -
62-66 -  ? - Libertà e predicazione a Roma?
viaggio in Spagna (BG 63)?
quarto viaggio a Efeso, Creta, Macedonia (BG c. 65)?
1 Timoteo e Tito in Macedonia nel 65? (BG) - - -
66 67  ? - Seconda prigionia a Roma? 2 Timoteo? - - -
67 c. 67 64-67 (?) 65? Decapitato a Roma - - -

[modifica] Le basi della cronologia paolina

  1. Passa un anno e mezzo a Corinto prima di comparire davanti a Gallione, che fu per un anno proconsole romano di Corinto. Dall'iscrizione di Delfi che lo riguarda si è potuto fissare questo anno, che fu il 52. Siccome il secondo viaggio finì non molto dopo, possiamo fissare la sua fine fra il 52 e il 53.

Chiave importante per la cronologia di Paolo è l'inizio del governo di Festo, che fu in Giudea nell'anno 60. Paolo, due anni dopo esser stato messo in prigione in Cesarea, gli fu presentato. Quindi la prigionia in Gerusalemme, che coincide con la fine del terzo viaggio, era iniziata nell'anno 58. Festo lo mandò in seguito a Roma, cioè nello stesso 60. Quando giunse a Creta era passata la festa dell'Espiazione o del Grande Digiuno (Atti 27:9), che cadeva agli inizi di ottobre. Si era imbarcato, quindi, sul finire dell'estate o all'inizio dell'autunno del 60. Siccome passa tre mesi a Malta (Atti 28:11) e riprende la navigazione dopo l'inverno, il suo arrivo a Roma si può fissare con sicurezza nella primavera del 61. La prima prigionia romana dura due anni (Atti 28:30). Sembra molto sicuro l'anno 63 per la fine del processo e l'assoluzione di Paolo. Nel 64 non poteva piu trovarsi sotto la custodia di Nerone, poiché in quell'anno avvenne l'incendio di Roma e iniziò la prima persecuzione contro i cristiani. Paolo sarebbe stato una delle prime vittime se non fosse stato già in libertà e fuori di Roma. È questo il tempo indicato del viaggio in Spagna.

[modifica] Vita

[modifica] Nascita e giovinezza

Secondo At22,3 Paolo nacque a Tarso, in Cilicia (attuale Turchia del sud). San Girolamo invece riferisce, verso la fine del IV secolo, che era originario di "Giscala di Giudea" (attuale Jish in arabo, Gush Halav in ebraico, nell'attuale Galilea) ed emigrò a Tarso con i parentes (genitori o nonni) quando la città fu conquistata dai Romani (De viris illustribus 5,[29] Commento alla Lettera a Filemone 23[30]). Non è chiara la fonte ("favola") dalla quale attinge Girolamo. Il dettaglio della conquista romana della città è verosimilmente un anacronismo: vere e proprie operazioni militari romane in Giudea sono testimoniate sotto Pompeo (63 a.C.) e soprattutto durante la prima guerra giudaica (66-70 d.C.). Per questo gli studiosi contemporanei rigettano l'ipotesi della nascita a Giscala, sebbene rimanga possibile un'origine galilaica dei suoi antenati, probabilmente nonni, poi trasferitisi a Tarso.

Nessun dato delle fonti storiche accenna direttamente alla data di nascita, sebbene alcuni sporadici e generici accenni siano presenti nel Nuovo Testamento. In At7,58, in occasione del martirio di Stefano avvenuto pochi anni dopo la morte di Gesù (circa prima metà degli anni 30), Saulo è detto giovane. In At9,1-2 l'incarico ufficiale ottenuto dal Sommo Sacerdote, di poco precedente alla conversione collocata attorno alla metà degli anni 30, suggerisce una certa maturità anagrafica. In Fm9, scritta nei primi anni 60, Paolo si definisce vecchio. È diffusa convinzione tra gli studiosi che la nascita vada collocata, verosimilmente ma non sicuramente, attorno al 5-10 d.C.

Circa i primi anni della sua vita, in At22,3 Paolo si dice cresciuto a Gerusalemme, dove studiò alla scuola di Gamaliele. Non è chiaro quando si trasferì nella città santa da Tarso. La Mishnah (fine II secolo) stabilisce a 15 anni l'inizio dello studio del Talmud,[31] ed è pertanto possibile che si sia trasferito all'inizio della giovinezza.

[modifica] Persecutore

In At7,58; 8,1 (ripreso da At22,20), alla sua prima comparsa nella narrazione biblica, Paolo viene descritto come presente e accondiscendente all'uccisione di Stefano (attorno al 35), il primo martire cristiano, sebbene non sia stato direttamente partecipe della sua lapidazione ma il semplice "custode dei mantelli" dei lapidatori. In seguito, prima dell'adesione al cristianesimo, Paolo aveva ricoperto ruoli di particolare rilievo nelle alte sfere religiose ebraiche relativamente alla persecuzione dei cristiani. Il suo zelante operato è accennato direttamente in diversi passi di Atti e delle lettere (At8,3; 9,1-2; 26,9-11; Gal1,13-14; 1Cor15,9; Fl3,6; 1Tm1,13), mentre in altri passi sono riportati gli echi indiretti della sua persecuzione (At9,13; 9,21; 9,26; Gal1,23).

Le modalità pratiche e il contesto di questa persecuzione paolina, probabilmente descritta con toni esagerati, non sono chiare. È possibile che la sua azione si sia limitata alla sola comunità di Gerusalemme e in seguito, quando la persecuzione portò alla dispersione dei credenti, cercò di rivolgersi anche ai profughi cristiani fuori dalla città, nella fattispecie quelli residenti a Damasco (At9,2). I riferimenti biblici indicano che questa persecuzione ebraica, all'interno della quale appunto operava Paolo, inizialmente non fu rivolta a tutti i cristiani indistintamente ma solo ai cosiddetti ellenisti, cioè i cristiani di cultura greca come Stefano e Filippo. Gli apostoli (e i giudeo-cristiani) invece sembrano rimanere indisturbati (At8,1; 8,14), salvati dalla loro appartenenza alla comunità giudaica e dalla adesione ai precetti religiosi della fede ebraica. Dalle fonti storiche non appare chiara l'effettiva portata di questa persecuzione ebraica: Giuseppe Flavio, principale e preziosa fonte extra-cristiana circa il medio-oriente del I secolo, non fa cenno di una sistematica persecuzione, e anche nel testo biblico le uccisioni dirette descritte sono solo quella di Stefano e dell'apostolo Giacomo "il Maggiore" (At12,1-2, attorno al 44), alle quali va aggiunta in seguito quella di Giacomo "il Giusto" (Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche 20,9, attorno al 62). È possibile che la persecuzione ebraica (e paolina) sia stata più una questione giuridico-religiosa, finalizzata alla scomunica e all'interdizione dei cristiani dal culto della sinagoga e del tempio, che un sistematico eccidio.

L'accenno al voto circa la condanna capitale di At26,10 sembra suggerire una sua appartenenza al Gran Sinedrio di Gerusalemme, il consiglio religioso ebraico di 70 membri (71 col Sommo Sacerdote) al cui solo spettava il voto e la delibera (ma durante l'occupazione romana non l'esecuzione, vedi il caso di Gesù) delle condanne a morte per motivi religiosi, dal quale lo stesso Paolo sarà giudicato (At22,30-23,10). Questa appartenenza sinedrita farebbe di Paolo uno degli Ebrei più noti e rilevanti dell'ebraismo dell'epoca, ma viene solitamente esclusa dagli studiosi anche perché non direttamente affermata dai testi biblici e non usata nelle sue lettere quando in vari loci presenta le sue credenziali. In tal senso, il suo "voto" per la condanna a morte dei cristiani deve essere inteso come un semplice consenso.

[modifica] Conversione

Conversione di San Paolo
Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1600-1601
olio su tela, 230 × 175 cm
Roma, Santa Maria del Popolo

Tradizionalmente l'adesione di Paolo al movimento cristiano viene indicata col termine "conversione".[32] In senso proprio questo termine appare inappropriato in quanto Paolo, come anche la primitiva comunità giudeo-cristiana, avvertiva il Cristianesimo non come distinto dall'Ebraismo ma come il naturale compimento della storia e della fede ebraica. Per questo motivo alcuni studiosi,[33] assumendo come storicamente fondato il resoconto biblico, preferiscono parlare di "vocazione" o chiamata di Paolo da parte di Gesù, evidenziando come il termine "conversione" sia invece più adatto per indicare il passaggio dal paganesimo idolatrico al cristianesimo.[34] La dicitura "conversione" resta comunque quella più comunemente usata e condivisa.

Abbiamo tre descrizioni della conversione di Paolo; la prima quella degli Atti ad opera di Luca e le altre due ad opera di Paolo stesso, la prima durante l'arringa descritta in Atti 22,3-16, dopo l'arresto e la seconda davanti al Tribunale di Erode Agrippa I. Secondo il suo stesso racconto (Gal. 1,13; 1Tim. 1,12-13), mentre si recava a Damasco per arrestare i cristiani fuggiti da Gerusalemme, sarebbe caduto a terra accecato da una luce intensa e sentendo la voce di Gesù che gli chiedeva il motivo della sua persecuzione. Da quel momento narra di essere rimasto cieco per tre giorni, senza mangiare e bere nulla, recuperando la vista solo dopo l'imposizione delle mani da parte di Anania, un cristiano inviato da Dio quale missus dominicus. Tale evento prodigioso lo cambiò totalmente e lo spronò a compiere la sua missione essendo stato chiamato direttamente dal Cristo. Sarà da allora testimone della Grazia di Dio tanto che si parlerà di lui come di "cantore della Grazia", cioè della fede come Grazia di Dio (Ef. 2,8-10). Secondo il racconto degli Atti degli Apostoli comunque Anania stesso gli comunicherà che lui è stato scelto da Dio per evangelizzare il mondo (9,15).

Dopo la conversione Paolo si ritirò per un tempo non precisato, nel deserto dell'Arabia a sud di Damasco (Gal. 1,17) forse per pregare, riflettere e meditare le Sacre Scritture; poi tornò a Damasco. Ma qui iniziò a predicare provocando l'ira dei giudei che tentarono di prenderlo per ucciderlo. Fu costretto a fuggire, aiutato a calarsi di notte in una cesta dalle mura della città. Si recò quindi a Gerusalemme e grazie all'aiuto di Barnaba fu introdotto nell'ambiente cristiano che per ovvie ragioni, nei suoi confronti era molto diffidente. Qui ebbe modo di conoscere gli apostoli e in particolare riuscì a parlare con Pietro e confrontare con lui il «suo Vangelo», cioè la predicazione che egli aveva cominciato a svolgere (Gal. 1,18). Dovette però fuggire dopo solo quindici giorni, perché i giudei volevano ucciderlo (At. 9,26-30), adirati per il suo tradimento. Alcuni cristiani lo accompagnarono a Cesarea Marittima da dove si imbarcò per Tarso nell'anno 39. Da qui, per quattro-cinque anni non si hanno notizie di lui. Fu Barnaba che lo venne a cercare a Tarso e lo portò ad Antiochia. Questa è la città dove nacque il termine di cristiani. Qui diffusero la Buona Novella per circa un anno con discreti risultati. Poi si recarono a Gerusalemme dove imperversava la carestia che aveva colpito molte zone dell'Impero durante il regno di Claudio (anno 44), come raccontato anche da Flavio Giuseppe, portandovi aiuti materiali dalla comunità di Antiochia. Vi trovarono solo Pietro e Giacomo perché era in corso la persecuzione indetta da Erode Agrippa I e la maggior parte degli apostoli erano stati costretti alla fuga.

[modifica] Inizio della predicazione

Nel 34-36 Paolo aveva predicato nell'Arabia antierodiana, per poi limitarsi alla Siria e alla Cilicia. Nel 41 venne ucciso Caligola che aveva tentanto di imporre il culto dell'imperatore dio, anche tra gli ebrei. Alla luce dell'elaborazione filoniana questa era la realizzazione della provvidenza divina (pronoia) che nel lungo periodo si impone contro il caso (tyche). Nel mondo, nella physis, la pronoia conduce alla vittoria morale il popolo giudaico che grazie alla metanoia, al proselitismo che permette ai gentili di partecipare delle virtù giudaiche, abbatte le barriere con le altre stirpi.

Nel 44 Erode Agrippa I, grande amico di Caligola, venne acclamato dio dai greci di Cesarea Marittima, nella quale esisteva un'importante colonia ebraica; a tali onori Erode non si era opposto in maniera decisa. A quel punto Paolo e Barnaba decidono che era venuto il momento di diffondere il messaggio della buona novella e di fede in Dio tra coloro che nulla sapevano della parola di Dio e di Gesù Cristo, i cosiddetti gentili. Tale evangelizzazione si compie nell'arco di 12 anni dal 45 al 57 e si snoda lungo tre successivi viaggi tutti iniziati dalla città di Antiochia.

[modifica] Primo viaggio

Il primo viaggio portò Paolo, Barnaba ed il giovane evangelista Marco dapprima nell'isola di Cipro, con le città di Salamina e Pafo e poi in Asia Minore, dove vennero fondate varie comunità presso le città di Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra, Derbe e il loro percorso seguiva le sinagoghe. A Perge, Marco si separò da loro tornandosene a Gerusalemme, determinando le ostilità che Paolo ebbe nei suoi confronti nel viaggio successivo.
Il viaggio durò cinque anni tra il 45 e il 49, non senza difficoltà e persecuzioni; a Listra Paolo venne lapidato fino ad essere creduto morto. Durante il ritorno, Paolo e Barnaba ripercorsero le tappe dell'andata a ritroso, rianimando le comunità fondate, istruendo dei "responsabili anziani" in ciascuna delle comunità; da Perge, infine, passarono in Attalia e da qui, tornarono ad Antiochia di Siria (At. 13,13.24,28).

Ad Antiochia trovarono la comunità cristiana in una situazione difficile a causa di dissidi interni: il problema che si poneva era quello della necessità o meno di far "diventare Giudei" (cioè circoncidere e sottoporre alle prescrizioni della legge mosaica) i pagani che si convertivano a Cristo. Vi erano al riguardo due correnti di pensiero: secondo alcuni la legge di Mosè conservava ancora tutto il suo valore e per giungere alla salvezza era unicamente necessario osservare le opere della Legge; secondo altri invece la salvezza veniva unicamente dalla fede in Gesù Cristo e dal Vangelo.

Per dare una risposta a tali quesiti ben presto Paolo e Barnaba dovettero tornare a Gerusalemme per discutere con gli altri apostoli; si ebbe così il primo concilio ecumenico (Concilio di Gerusalemme 49) (At. 15; Gal. 2,6-10). Le conclusioni di tale concilio sono riportate in 15,28-29: non sarebbe stata indispensabile la circoncisione per essere considerati cristiani a tutti gli effetti.

Poco tempo dopo avvenne il cosiddetto «incidente di Antiochia» (Gal. 2,11-14), in cui Paolo prese posizione contro Pietro perché questi, a suo parere, cedeva alle pressioni dei giudeo-cristiani e non difendeva strenuamente la libertà della legge di Mosè dei "pagano-cristiani". Il contrasto dipese da una diversa valutazione di atteggiamenti pastorali tra Pietro e Paolo. Pietro ritenne indispensabile derogare, in quella occasione, alla linea fissata dal concilio di Gerusalemme per evitare difficoltà e contrasti tra i due "schieramenti" cristiani, mentre a Paolo tutto ciò sembrò un cedimento rispetto a quanto stabilito nel concilio: anche Paolo, tuttavia non si attenne strettamente al Concilio, egli infatti fece circoncidere Timoteo affinché venisse accettato anche dai Giudei e dai giudeo-cristiani (At. 16,1-3).

[modifica] Secondo viaggio

Nel 50 Paolo iniziò il secondo grande viaggio (senza Barnaba con il quale aveva rotto i rapporti), di durata maggiore rispetto al primo e terminato nel 52: tornò nelle comunità dell'Asia Minore fondate durante il primo viaggio successivamente si spostò verso nord e all'interno dove fondò le comunità della Galazia.

Poi, secondo il racconto degli Atti degli Apostoli, su invito dello Spirito Santo (16,6-10) passò in Macedonia per fondare le comunità di Filippi e di Tessalonica, l'odierna Salonicco. Da qui fu costretto a fuggire per rifugiarsi ad Atene, dove tenne il famoso "discorso dell'Areopago" (At. 17,22-34), con scarso risultato. Si recò quindi a Corinto, dove rimase un anno e mezzo e scrisse la prima e la seconda lettera ai Tessalonicesi (51), ritornando infine ad Antiochia l'anno successivo.

[modifica] Terzo viaggio

Statua raffigurante il santo, opera dello scultore Francesco Jerace, posta sul sagrato del duomo di Reggio Calabria.
Statua raffigurante il santo, opera dello scultore Francesco Jerace, posta sul sagrato del duomo di Reggio Calabria.

Il terzo viaggio iniziò nel 53 e terminò nel 58. Paolo rivisitò tutte le comunità dell'Asia Minore fondate nei viaggi precedenti, e si fermò ad Efeso per ben tre anni. In questa città, sede del culto di Artemide nel famoso Tempio, che richiamava pellegrini da tutto il Mediterraneo, la sua predicazione contro gli idoli, provocò una sommossa degli orefici che realizzavano grandi guadagni con la vendita di simulacri preziosi della dea. Venne anche imprigionato; lo stesso Paolo, cita le sofferenze della prigionia e riferisce di aver rischiato di morire (2Cor. 1,8-10<