Olga Nikolaevna Romanova

Zar di Russia
Romanov

Michele III (1613 - 1645)

Olga Nikolaevna Romanova

La granduchessa Olga Nikolaevna Romanova (in russo Ольга Николаевна Романова [?]) (Carskoe Selo15 novembre 1895 – Ekaterinburg17 luglio 1918) era la figlia maggiore dello zar Nicola II di Russia e di Alessandra d'Assia.

I progetti per il matrimonio futuro di Olga erano oggetto di grande speculazione per la Russia. Furono prese in considerazione dai suoi genitori possibili unioni con il Granduca Dmitrij Pavlovič Romanov, il principe Carol di Romania, il principe Edoardo, figlio più grande di Giorgio V e il principe Aleksandr di Serbia. Olga però preferiva sposarsi con un russo e rimanere nel suo Paese.

Era la sorella maggiore di Tatiana, Maria, di Anastasia e dello zarevič Alexej.

Il titolo russo di Ol'ga era “Sua Altezza Imperiale, la Granprincipessa Olga Nikolaevna" ed aveva come titolo una valenza maggiore di quello delle altre principesse europee (la traduzione inglese era "Granduchessa"). In famiglia era chiamata Oliška o Olya.

Era molto legata a Tatj'ana: occupavano la stessa stanza, vestivano simili ed erano chiamate la coppia grande (mentre Maria e Anastasia erano la coppia piccola)[1]

Indice

[modifica] L'adolescenza

Nel 1911 Olga e la sorella Tatjana testimoniarono a Kiev per l'assassinio del primo ministro Pyotr Stolypin. Tre anni dopo durante la guerra prestarono aiuto, insieme alla madre, presso la Croce Rossa all'ospedale di Carskoe Selo; il contatto con le terribili ferite e lo stress delle operazioni le causarono un esaurimento nervoso, quindi il 19 ottobre 1915 le fu assegnato il lavoro di ufficio e le furono praticate iniezioni di arsenico, allora considerate trattamenti contro la depressione e i disturbi nervosi[2]. La madre Alessandra Fëdorovna aveva trovato come proprio confidente e padre spirituale uno starec siberiano, Grigorj Rasputin, al quale erano anche affidate le cure del giovane Aleksej, affetto da emofilia. Con il tempo, anche Ol'ga e le sorelle si affezionarono molto al contadino siberiano. Rasputin, oltre che dare speranze alla famiglia imperiale circa una possibile guarigione del giovane, sembrava andare incontro alle ispirazioni più intime dei genitori di Ol'ga. Infatti egli, essendo un semplice figlio delle campagne, rappresentava ciò che Nicola II e Aleksandra Fëdorovna avevano sempre desiderato: un contatto diretto con l'autentico popolo russo, senza intermediazioni di etichetta e convenzioni sociali. Con il passare del tempo Rasputin acquistò sempre maggiore influenza sulla mistica zarina, dando sovente sempre più consigli di carattere politico e morale. Le sue denunce contro le collusioni di ministri e alti funzionari con il traffico illegale d'armi durante la guerra e le speculazioni sui latifondi ai danni dei contadini spingevano la zarina a effettuare continui e repentini cambi al vertice di governo, proprio nel momento (durante la prima guerra mondiale) in cui lo zar era assente dalle politica interna e quindi si necessitava di un governo forte.

Nel dicembre del 1916 un complotto di giovani aristocratici (di cui fece parte anche il Granduca Dmitrij Pavlovič) uccise Rasputin martoriandone brutalmente il corpo e gettandolo nella Neva; essi speravano di arginare il discredito della coppia imperiale presso il governo e il paese, ma ormai la rivoluzione era alle porte.
Ol'ga fu l’unica a capire cosa stava per accadere e leggendo la stampa fu scioccata dalla negativa immagine dei genitori. "Lei era di natura una pensatrice", ricorda il figlio del medico di famiglia, Gleb Botkin "e capì la situazione generale meglio degli altri membri della sua famiglia"[3].

[modifica] La rivoluzione

La famiglia fu arrestata durante la Rivoluzione russa del 1917 e fu imprigionata prima nella loro casa a Carskoe Selo, quindi a Tobol'sk e infine a Ekaterinburg, negli Urali.

La famiglia fu separata ad aprile 1918 quando i bolscevichi trasferirono i genitori e Marija a Ekaterinburg. Aleksej, Olga, Tatjana e Anastasia rimasero indietro a causa di una forte emorragia conseguita dal ragazzo, in seguito ad una caduta dalle scale mentre giocava su una slitta.

Nel maggio del 1918 i ragazzi salirono sulla nave Rus che li trasportò da Tobolsk a Ekaterinburg. Prima di partire Ol'ga e le sorelle avevano cucito nei corpetti i loro gioielli per nasconderli dai bolscevichi. Quella notte però le guardie impedirono alle ragazze di chiudere le porte delle camere da letto a chiave e furono molestate dai carcerieri. Il loro tutore inglese Sydney Gibbes ricordò sempre le grida delle Granduchesse e la sua incapacità di proteggerle[4].

[modifica] L'assassinio

Il 14 luglio 1918 un prete locale condusse una messa privata per loro: Ol'ga aveva 22 anni quando fu assassinata con la sua famiglia nella palazzina Ipatiev a Ekaterinburg, la notte del 17 luglio 1918. L'assassinio fu compiuto da un commando di undici uomini della Čeka (la maggioranza dei quali ex-prigionieri di guerra austro-ungarici) sotto la guida di Jakov Jurovskij. Secondo un racconto dei testimoni, Ol'ga guardò Tat'jana morire prima che gli assassini la designassero come bersaglio[5]. I resti dello zar Nicola II, della zarina Alessandra e di tre dei loro figli sono stati tumulati nella cattedrale dei Ss. Pietro e Paolo in San Pietroburgo il 17 luglio 1998, 80 anni dopo la loro morte.

[modifica] La famiglia Romanov

Molte persone si dichiarano essere i membri della famiglia Romanov assassinata. Una donna di nome Marga Boodts, che viveva in una villa sul lago di Como, disse di essere la Granduchessa Ol'ga.

Test del DNA effettuati su corpi ritrovati nel 1991 nel bosco di Koptiaki presso Ekaterinburg, identificano i Romanov e i loro servi. Mancavano i corpi di Alessio e di una sorella (Maria o Anastasia), ma il 23 agosto 2007 un archeologo russo ha annunciato la scoperta del ritrovamento di due scheletri parzialmente bruciati, nelle vicinanze di Koptiaki, in un luogo simile a quello descritto nelle memorie del Yurovsky.

[modifica] Canonizzazione

Nel 1981 Ol'ga e la sua famiglia furono dichiarati martiri dalla Chiesa ortodossa russa e nel 2000 sono stati canonizzati[6].

[modifica] Al cinema

[modifica] Immagini


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