Nerone

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Nerone
Imperatore romano
Testa di Nerone presso il museo Glyptothek di Monaco di Baviera
Regno 546 giugno 68
Investitura 13 ottobre 54
Nome completo Nero Claudius Caesar Augustus Germanicus
Nascita 15 dicembre 37
Anzio
Morte 6 giugno 68
Roma
Sepoltura colle Pincio presso la tomba di famiglia dei Domizii Ahenobarbi[1]
Predecessore Claudio
Successore Galba
Coniuge Claudia Ottavia (53 - 62)
Poppea (62 – 65)
Statilia Messalina (66 - 68)
Figli Claudia Augusta (da Poppea) morta a 4 mesi
Dinastia giulio-claudia
Padre Gneo Domizio Enobarbo
Madre Giulia Agrippina Augusta

Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico (latino: Nero Claudius Caesar Augustus Germanicus; Anzio15 dicembre 37 – Roma6 giugno 68) è stato un imperatore romano. Nato con il nome di Lucio Domizio Enobarbo, e conosciuto come Nerone, fu il quinto ed ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia, e governò dal 54 alla sua morte.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Origini familiari

Per approfondire, vedi le voci Albero genealogico giulio-claudio e Dinastia giulio-claudia.

Nacque ad Anzio il 15 dicembre 37, da Agrippina Minore e Gneo Domizio Enobarbo. Il padre apparteneva alla famiglia dei Domizi Enobarbi, una stirpe considerata di "nobiltà plebea" (ovvero recente); la madre era figlia di Germanico e sorella dell'imperatore Caligola.

Nel 39 Agrippina venne mandata in esilio nell'isola di Ventotene dal fratello, che la sospettava di congiurare contro di lui. L'anno seguente morì il padre Gneo, e il suo patrimonio venne confiscato da Caligola. Lucio venne affidato alla zia Domizia Lepida ed alle nutrici Egogle e Alessandra. Fonti antiche[citazione necessaria] riportano che i suoi primi precettori erano stati un barbiere ed un ballerino, dal quale Lucio avrebbe imparato l'amore per la danza e per lo spettacolo.

Nel 41 Caligola viene assassinato e Agrippina Minore poté tornare ad occuparsi del figlio. Lucio venne affidato a due liberti greci (Aniceto e Berillo) per poi proseguire gli studi con due sapienti dell'epoca: Cheremone d'Alessandria e Alessandro di Ege, grazie ai quali il giovane allievo sviluppò il proprio filoellenismo. Nel 49 Agrippina sposò l'imperatore Claudio, suo zio, ed ottenne la revoca dell'esilio di Seneca, che divenne il nuovo precettore del figlio. Domizia Lepida fu condannata a morte con l'accusa di complottare contro Claudio e il giovane Lucio dovette testimoniare a suo sfavore durante il processo.

[modifica] Il principato

[modifica] La prima fase

cammeo dell'Imperatore Nerone in vesti apollinee
cammeo dell'Imperatore Nerone in vesti apollinee

Dopo la salita di Nerone al potere nel 55, Britannico, figlio legittimo di Claudio, sarebbe stato fatto uccidere per volere di Sesto Afranio Burro, forse con il coinvolgimento di Seneca. Entrambi i personaggi rimpiazzarono Agrippina nella sua influenza sul giovane imperatore.

Il primo scandalo del regno di Nerone coincise col suo primo matrimonio, considerato incestuoso, con la sorellastra Claudia Ottavia, figlia di Claudio; Nerone più tardi divorziò da lei quando s'innamorò di Poppea. Questa, ch'era descritta come una donna notevolmente bella, sarebbe stata coinvolta prima del matrimonio con l'imperatore, in una storia d'amore con Marco Salvio Otone, amico di Nerone stesso[2]. Nel 58 Poppea divenne moglie di Nerone e nel 59 fu sospettata d'aver organizzato l'omicidio di Agrippina, mentre Otone venne inviato come governatore in Lusitania, l'odierno Portogallo.

Nel 62 Burro morì e Seneca si ritirò; la carica di prefetto del Pretorio venne assegnata a Tigellino (già esiliato da Caligola per adulterio con Agrippina). Contemporaneamente vennero introdotte una serie di leggi sul tradimento, che provocarono l'esecuzione di numerose condanne capitali.

Nel 63 Nerone e Poppea ebbero una figlia, che tuttavia morì ancora in fasce.

[modifica] Il grande incendio di Roma

Per approfondire, vedi la voce Grande incendio di Roma.

Allo scoppio del grande incendio di Roma del 64, l'imperatore si trovava ad Anzio, ma raggiunse immediatamente l'Urbe per conoscere l'entità del pericolo e decidere le contromisure. Sebbene avesse organizzato in modo efficiente i soccorsi, venne accusato di aver provocato egli stesso l'incendio, di cui furono quindi incolpati i Cristiani di Roma, dando inizio ad una poderosa persecuzione, mettendo a morte moltissimi cristiani, che già non erano ben visti dalla popolazione, nonché i vertici stessi della chiesa di allora. La questione è tuttavia ancora controversa, sebbene l'immagine dell'imperatore che suonava la lira mentre Roma bruciava è ormai ampiamente superata. Anzi, sembra addirittura che aprisse i suoi giardini per dar scampo alla popolazione e che partecipasse egli stesso allo spegnimento. Per la ricostruzione l'imperatore dettò nuove regole edilizie.

Asse di Nerone, raffigurante l'Ara pacis.
Asse di Nerone, raffigurante l'Ara pacis.

Nel 65 Nerone fu coinvolto in un altro scandalo, dovuto al fatto che fosse considerato sconveniente per un Imperatore dare spettacolo recitando, cantando e suonando la lira.

[modifica] La seconda fase

Nel 65 venne scoperta la congiura pisoniana (così chiamata da Caio Calpurnio Pisone) e i cospiratori, tra cui anche Seneca, vennero costretti al suicidio. La stessa sorte toccò anche Gneo Domizio Corbulo. In quel periodo, poi, secondo la tradizione cristiana, Nerone ordinò anche la decapitazione di San Paolo e, più tardi, la crocifissione di San Pietro.

Nel 66, morì Poppea, che secondo le fonti sarebbe stata uccisa da un calcio al ventre dello stesso Nerone durante una lite, mentre era in attesa del suo secondogenito.

L'anno successivo, nel 67, l'imperatore viaggiò fra le isole della Grecia, a bordo di una lussuosa galea sulla quale divertiva gli ospiti (fra questi anche tutti gli stupefatti notabili delle città visitate e tributarie di Roma, compresa Atene) con prestazioni artistiche, mentre a Roma, Ninfidio (collega di Tigellino, che aveva preso il posto dei congiurati pisoniani) andava procurandosi il consenso di pretoriani e senatori.

Prima di lasciare la Grecia, annunciò personalmente -ponendosi al centro dello stadio d'Istmia, presso Corinto, prima della celebrazione dei giochi panellenici- la decisione di restituire la libertà alle poleis, eliminando il governo provinciale di Roma.[3]

Gaio Giulio Vindice, governatore della Gallia Lugdunense, si ribellò dopo il ritorno dell'imperatore a Roma, e questo spinse Nerone ad una nuova ondata repressiva: fra gli altri ordinò il suicidio al generale Servio Sulpicio Galba, allora governatore nelle province ispaniche: questi, privo di alternative, dichiarò la sua fedeltà al Senato ed al popolo romano, non riconoscendo più l'autorità di Nerone. Si ribellò quindi anche Lucio Clodio Macero, comandante della III legione Augusta in Africa, bloccando la fornitura di grano per la città di Roma. Nimfidio corruppe i pretoriani, che si ribellarono a loro volta a Nerone, colla promessa di somme di denaro da parte di Galba. Infine il Senato lo depose e Nerone si suicidò il 6 giugno 68, si dice, aiutato da un liberto, nella cui casa si rifugiò dopo che fu dichiarato nemico pubblico dal Senato.

(LA)
«  Obiit tricensimo et secundo aetatis anno, die quo quondam Octaviam interemerat, tantumque gaudium publice praebuit, ut plebs pilleata tota urbe discurreret. et tamen non defuerunt qui per longum tempus vernis aestivisque floribus tumulum eius ornarent ac modo imagines praetextatas in rostris proferrent, modo edicta quasi viventis et brevi magno inimicorum malo reversuri. Quin etiam Vologaesus Parthorum rex missis ad senatum legatis de instauranda societate hoc etiam magno opere oravit, ut Neronis memoria coloretur. denique cum post viginti annos adulescente me extitisset condicionis incertae qui se Neronem esse iactaret, tam favorabile nomen eius apud Parthos fuit, ut vehementer adiutus et vix redditus sit. »
(IT)
« Morì nel suo trentaduesimo anno d'età, nel giorno anniversario dell'uccisione di Ottavia e fu tale la gioia di tutti che il popolo corse per le strade col pileo. Tuttavia non mancarono quelli che, per lungo tempo, ornarono di fiori la sua tomba, in primavera e in estate, e che esposero sui rostri ora le immagini di lui vestito di pretesta, ora gli editti con i quali annunciava, come se fosse ancora vivo, il suo prossimo ritorno per la rovina dei suoi nemici. Per di più, Vologeso, re dei Parti, quando mandò ambasciatori al Senato per riconfermare l'alleanza, fece chiedere anche, insistentemente, che si onorasse la memoria di Nerone. Infine, vent'anni dopo la sua morte, durante la mia adolescenza, venne fuori un tale, di ignota estrazione, che pretendeva di essere Nerone e questo nome gli valse tanto favore presso i Parti che essi lo sostennero energicamente e solo a malincuore lo riconsegnarono. »

Con la sua morte terminò la dinastia giulio-claudia.

[modifica] Inclinazioni

Fu detto anche "Il porrofago" perché era ghiotto di porri. Questo ortaggio, diceva, gli serviva per schiarirsi la voce.

Probabilmente la sua pazzia fu dovuta all'assunzione di ossido di piombo, largamente usato all' epoca per addolcire vini e cibi pregiati. Successivamente è stato scoperto che provocava danni irreversibili al sistema nervoso.[citazione necessaria]

Nutrì, secondo Svetonio, oltre che una sfrenata passione per la musica e il canto, anche una discreta passione per la pittura e la scultura[4]. Svetonio parla anche delle sue personali qualità artistiche ricordando come avesse scritto molti componimenti poetici originali.

(LA)
« Itaque ad poeticam pronus carmina libenter ac sine labore composuit nec, ut quidam putant, aliena pro suis edidit. venere in manus meas pugillares libellique cum quibusdam notissimis versibus ipsius chirographo scriptis, ut facile appareret non tralatos aut dictante aliquo exceptos, sed plane quasi a cogitante atque generante exaratos; ita multa et deleta et inducta et superscripta inerant. »
(IT)
« Essendo incline alla poesia, compose versi volentieri e senza fatica e non pubblicò mai, come insinuano alcuni, quelli degli altri spacciandoli per suoi. Mi sono capitati tra mano taccuini e libretti che contengono alcuni suoi versi assai noti, scritti di sua mano ed è facile vedere che non sono stati né copiati né scritti sotto dettatura, ma sicuramente composti da un uomo che medita e crea, perché vi sono molte cancellature, annotazioni e inserimenti. »

Fu anche un ottimo suonatore di cetra (la notizia secondo cui avesse assistito all'incendio di Roma suonando questo strumento è un falso[citazione necessaria]). Sapeva combattere nel circo.

Stando al trattato storico politico di Tacito, Nerone amava passare il suo tempo nella residenza estiva di Torre di Gianus, dove amava deliziare il palato dei suoi ospiti con delicati manicaretti da lui stesso preparati.

[modifica] Opere pubbliche

Nerone, oltre alla famosa ricostruzione di Roma a seguito dell'incendio del 64, intraprese altre opere pubbliche tra cui due imprese sovrumane iniziate ma mai completate: il taglio dell'istmo di Corinto e un canale lungo la costa dall'Averno a Roma.

La prima opera, già tentata dal tiranno Peliandro, dal Re di Macedonia Demetrio Poliorcete, da Giulio Cesare e da Caligola sembrava non portare fortuna a chi la intraprendeva, tutti morti in modo violento. Gli scavi furono segnati da episodi nefasti e si interruppero con la morte dell'ideatore.

Il canale dall'Averno a Roma (lungo 250 km), ancora più mastodontico di quello di Corinto assorbì risorse umane e economiche immense e non fu mai completato a causa degli infiniti problemi tecnici.

[modifica] Critica storica

L'immagine di Nerone ci è stata tramandata dai resoconti degli storici contemporanei in modo del tutto negativo: ciò è dovuto in gran parte alla politica condotta dall'imperatore che si appoggiò ai ceti popolari in opposizione alla classe senatoriale, alla quale apparteneva la maggior parte degli storici dell'epoca; tale politica fu dovuta alla tendenza teocratica (sul modello delle monarchie orientali) di Nerone, da sempre invisa agli storici antichi, di rango aristocratico e di stampo filorepubblicano. Inoltre Nerone fu responsabile di aver attuato una riforma economica svalutando la moneta d'oro (moneta senatoriale) e dando maggiore potere economico alla moneta d'argento, usata prevalentemente dal ceto borghese che era molto più dinamico dei latifondisti aristocratici e, quindi, molto importante per le casse di Roma (ciò contribuì ad inasprire ulteriormente il contrasto tra Nerone e gli storici).

L'immagine negativa di Nerone è stata tramandata anche dagli storici cristiani in quanto egli sarebbe stato l'autore della prima persecuzione contro i cristiani. Si è ritenuto, addirittura, che Nerone fosse l'anticristo poiché la somma del valore numerico delle lettere che compongono le parole "Cesare Nerone" in lingua ebraica è 666, il numero della Bestia di Satana. In realtà non c'è alcuna traccia di un decreto di Nerone contro i cristiani. Egli si limitò, infatti, soltanto all'arresto degli incendiari, veri o presunti.

Contrariamente alla storiografia ufficiale, il popolo della città continuò a tributargli una sorta di spontaneo culto popolare fino al XII secolo, quando papa Pasquale II interruppe la tradizione di portar fiori al mausoleo dei Domizi-Enobarbi (ritenuto, sebbene erroneamente, la tomba di Nerone) nei primi giorni di giugno facendone demolire i resti e facendo costruire al suo posto una cappella che sarebbe poi divenuta Santa Maria del Popolo.

In seguito, una tomba monumentale sulla Via Cassia fu popolarmente creduta il sepolcro di Nerone tanto che, ancora oggi, la zona dove sorge viene chiamata Tomba di Nerone. L'equivoco naque, probabilmente, per la mancanza di indicazioni sul sepolcro marmoreo che fece credere che questa fosse la tomba dell'Imperatore sottoposto alla Damnatio memoriae. Oggi è stato appurato che questo sepolcro appartiene al console Publio Vibio Mariano.

[modifica] Arte

Le oggettive stravaganze di Nerone lo hanno reso oggetto di numerose trame teatrali e cinematografiche.

Nerone è stato uno dei personaggi più noti interpretati da Ettore Bizzeffo, che ne caratterizzò una figura paradigmatica di certi atteggiamenti istrionici valida per molti paragoni.

Nel cinema, gli spunti scandalistici della sua vicenda ispirarono un numero, quasi ovviamente, cospicuo di trame erotiche, ed anche le altre ricostruzioni furono spesso nel genere di commedia, ma resta per contraltare l'interpretazione datane da Peter Ustinov in Quo vadis?.

Alcuni film biografici oppure ispirati dal personaggio di Nerone sono:

[modifica] Note Biblografiche

  1. ^ Svetonio, Nero 50.
  2. ^ Il pettegolezzo su questo presunto triangolo si riscontra in molte fonti (Plutarco Galba 19.2-20.2; Svetonio Otone 3.1-2; Tacito due versioni: Storie 1.13.3-4; Annali 13.45-46; e Cassio Dione 61.11.2-4)
  3. ^ Dell'evento parla Svetonio (Nero XIX, 24) e il testo del discorso di Nerone è pervenuto tramite un'iscrizione (Dittenberger SIG III ed. 814 = SIG II ed. 376): "L'imperatore dice: 'Volendo contraccambiare la nobilissima Grecia della benevolenza e venerazione nei miei confronti, ordino che il maggior numero di persone di questa provincia siano presenti a Corinto il 28 Novembre'. Essendo convenuta la folla in adunanza, egli proclamò quanto segue: 'Greci! Concedo a voi un dono inatteso, quantunque non del tutto insperato da parte della mia magnanimità, tanto grande quanto non siete arrivati a chiedere: tutti voi Greci che abitate l'Achaia e quello che fino ad ora è stato il Peloponneso ricevete la libertà e l'immunità (eleutheria, aneisphoria), che neanche nei periodi più felici avete tutti avuto, perché eravate schiavi o di stranieri o l'uno dell'altro. Oh! se avessi potuto concedere questo dono quando la Grecia era all'apice della potenza, perché più persone potessero godere del mio favore! Per questo biasimo il tempo che ha consumato la grandezza del mio favore. E ora vi reco questo beneficio non per pietà, ma per benevolenza e contraccambio gli dei, la cui benevola presenza ho sempre sperimentato sia per terra sia per mare, per il fatto che mi hanno concesso di beneficiare in maniera così grande. Infatti anche altri hanno liberato città e capi, ma Nerone ha liberato l'intera provincia'. Il sacerdote a vita degli Augusti e di Nerone Claudio Cesare Augusto [...]"
  4. ^ "Habuit et pingendi fingendique non mediocre studium" - De vita caesarum, Nero LII.

[modifica] Bibliografia

  • Jürgen Malitz, Nero, Beck, München 1999, ISBN 3-406-44605-1.
  • Helmuth Schneider, "Nero", in: Manfred Clauss (Hrsg.): Die römischen Kaiser, Beck, München ²2001, ISBN 3-406-47288-5.
  • Gerhard H. Waldherr, Nero. Eine Biografie, Friedrich Pustet, Regensburg 2005, ISBN 3-7917-1947-5.
  • Natalini Guglielmo, Nerone oltre la leggenda, Anzio, 2005, ISBN 88-900883-7-0
  • Girolamo Cardano, Elogio di Nerone. Mansuetudine, acume politico e saggezza di un esecrato tiranno, Gallone Editore, 1998.
  • Massimo Fini, Nerone Duemila anni di calunnie, Oscar Mondadori, 1993, ISBN 88-04-38254-6

Le citazioni sono estratte da:

  • Svetonio - Vita dei Cesari - Garzanti.
  • Svetonio - Vita dei Cesari - Newton, 1995.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Fonti primarie

[modifica] Materiale secondario

Predecessore: Imperatore romano Successore:
Claudio 54 - 68 Galba I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Claudio {{{data}}} Galba



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