Ludwig van Beethoven

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« Dal tubare della colomba allo scrosciare della tempesta, dall'impiego sottile dei sagaci artifici al tremendo limite in cui la cultura si perde nel tumultuante caos della natura, egli ovunque è passato, tutto ha sentito. Chi verrà dopo di lui non continuerà, dovrà ricominciare, perché questo precursore ha condotto l'opera sua fino agli estremi confini dell'arte. »
(Franz Grillparzer, orazione funebre, 29 marzo 1827)

Ludwig van Beethoven. Particolare dal ritratto del 1820 di Joseph Karl Stieler.

Ludwig van Beethoven (/luːtvɪç fan ˈbeːthoːfn/; Bonn16 dicembre 1770 – Vienna26 marzo 1827) è stato un compositore e pianista tedesco. La sua opera si estende cronologicamente dal periodo classico agli inizi del romanticismo. Ultimo grande rappresentante del classicismo viennese (dopo Gluck, Haydn e Mozart) Beethoven preparò l'evoluzione verso il romanticismo musicale ed influenzò tutta la musica occidentale per larga parte del XIX secolo. Personalità inclassificabile («Voi mi avete dato l'impressione di essere un uomo con molte teste, molti cuori, molte anime» gli disse Haydn verso il 1793)[1], la sua arte si espresse in tutti i generi, e benché la musica sinfonica fosse la fonte principale della sua popolarità universale, è nelle opere per pianoforte e nella musica da camera che il suo impatto fu più considerevole.

Superando attraverso una ferrea volontà le prove di una vita segnata dal dramma della sordità, che celebra nella sua musica il trionfo dell'eroismo e della gioia quando il destino gli prescriveva l'isolamento e la miseria, ha meritato nei primi anni del Novecento la celebre affermazione dello scrittore e Premio Nobel Romain Rolland «Egli è molto avanti al primo dei musicisti. È la forza più eroica dell'arte moderna.»[2] espressione di una fede inalterabile nell'uomo e di un ottimismo volontario, dedicando la creazione musicale come azione di un uomo libero e indipendente. L'opera di Beethoven ha fatto di lui una delle figure più significative nella storia della musica.

Indice


[modifica] La vita

La Beethoven-Haus in Bonngasse 20, casa natale di Beethoven a Bonn.
La Beethoven-Haus in Bonngasse 20, casa natale di Beethoven a Bonn.
Johan van Beethoven (1740–1792) e Maria Magdalena Keverich (1746–1787), il padre e la madre di Ludwig.
Johan van Beethoven (1740–1792) e Maria Magdalena Keverich (1746–1787), il padre e la madre di Ludwig.

[modifica] Le origini e l'infanzia

« Ludwig van Beethoven è un ragazzo di otto anni dal talento assai promettente. Suona il pianoforte con molta abilità e potenza, legge molto bene a prima vista e suona soprattutto il Clavicembalo ben temperato di Sebastian Bach che il signor Neefe gli ha messo fra le mani [...] Ora gli sta insegnando composizione e per incoraggiarlo gli ha fatto pubblicare a Mannheim nove Variazioni per pianoforte scritte da lui su una Marcia di Ernst Christoph Dressler. Questo giovane genio ha bisogno di essere aiutato a continuare gli studi. »
(Valutazione dell'allievo Ludwig di Christian Gottlob Neefe, marzo 1783)

Questo scritto dell'organista Neefe, ha comunque fatto prendere un abbaglio ai biografi di Beethoven, i quali supponevano (e ancora alcuni continuano a supporlo) che Neefe fosse il Maestro del giovane Ludwig, negli anni di Bonn. È invece ampiamente documentato, che il Maestro di Beethoven fu Andrea Luchesi.

La famiglia di Ludwig van Beethoven era di modeste condizioni e perpetuava una tradizione musicale da almeno due generazioni. Il nonno paterno, che si chiamava anch'egli Ludwig van Beethoven[3] (Malines, 17121773) discendeva da una famiglia fiamminga di contadini e lavoratori manuali originaria del Brabante. La particella «van» non ha dunque origini nobiliari e la parola «Beethoven» deriva con ogni probabilità dalla regione olandese Betuwe situata nella Provincia di Gheldria[4]. Uomo rispettato e buon musicista, si era trasferito a Bonn nel 1732, diventando Kapellmeister del Principe elettore di Colonia e sposando nel 1733 Maria Josepha Pall. Suo padre, Johan van Beethoven (17401792) era musicista e tenore alla Corte dell'Elettore. Uomo mediocre e brutale, dedito all'alcool, educò i suoi bambini con grande rigore. La madre, Maria Magdalena van Beethoven, nata Keverich (19 dicembre 17461787) era nativa di Ehrenbreitstein, nei pressi di Coblenza ed era la figlia di un cuoco dell'Elettore di Treviri. I suoi antenati, con ogni probabilità, provenivano dalla Mosella e forse dal paese Köwerich da cui si deduce il cognome. All'età di 16 anni, nel 1762 andò sposa a un servo e cameriere del Principe elettore di Treviri, chiamato Laym, e da lui ebbe un figlio che morì abbastanza presto. A soli 18 anni, nel 1764, rimase vedova. Tre anni più tardi, il 12 novembre 1767, contrasse un secondo matrimonio con Johan van Beethoven, e il 2 aprile 1769 venne battezzato il loro primo figlio, Ludwig Maria van Beethoven, che morì dopo appena sei giorni. Il 17 dicembre 1770 nella Remigiuskirche (Chiesa di San Remigio) di Bonn il suo terzo figlio – il secondo del loro matrimonio – venne battezzato e registrato con il nome di "Ludovicus van Beethoven" nel libro di battesimo. La sua data di nascita, generalmente accettata al 16 dicembre 1770, allo stato attuale non è possibile documentarla con certezza.

Franz Gerhard Wegeler (1765–1848), medico e amico d'infanzia di Beethoven. «La signora Breuning aveva il più grande dominio su quel ragazzo spesso stravagante e scontroso» dirà di lui nelle sue memorie.
Franz Gerhard Wegeler (1765–1848), medico e amico d'infanzia di Beethoven. «La signora Breuning aveva il più grande dominio su quel ragazzo spesso stravagante e scontroso» dirà di lui nelle sue memorie.
L'arciduca Maximilian Franz d'Asburgo (1756–1801), il primo mecenate di Beethoven. Nel 1784, così lo descriverà: «dimostra buone capacità, è ancora giovane, di condotta discretamente buona e povero».
L'arciduca Maximilian Franz d'Asburgo (1756–1801), il primo mecenate di Beethoven. Nel 1784, così lo descriverà: «dimostra buone capacità, è ancora giovane, di condotta discretamente buona e povero».

L'amico d'infanzia Franz Gerhard Wegeler scrisse nelle sue memorie: «Il nostro Ludwig era nato il 17 dicembre 1770»[5]. Il nipote Karl nei Quaderni di conversazione del 1823 scrisse: «Oggi è il 15 dicembre, il tuo giorno di nascita, per quanto ne so; solo non posso essere sicuro se fosse il 15 o il 17, perché non ci si può fidare dell'atto di battesimo»[6]. Quando era diventato adulto, Beethoven credeva di essere nato nel 1772, dicendo agli amici che quello battezzato nel 1770 era il fratello più vecchio Ludwig Maria. Qualche biografo asserisce che suo padre cercava di farlo passare di età molto giovane per fare di lui un bambino prodigio simile a Mozart, ma questa probabilità è stata molto discussa. I bambini in quel periodo venivano battezzati solitamente il giorno dopo la nascita effettiva, ma non esistono prove documentali che ciò sia avvenuto nel caso di Beethoven. Si conosce che i suoi familiari e l'insegnante Johann Albrechtsberger celebravano il suo compleanno il 16 dicembre. La sua casa natale, detta Beethoven-Haus, oggi un museo, è situata in Bonngasse 20. Dal secondo matrimonio Maria Magdalena avrà altri cinque figli, dei quali soltanto due raggiungeranno l'età adulta e avranno un ruolo molto importante nella vita di Beethoven; Kaspar Anton Karl (battezzato l'8 aprile 1774 – morto nel 1815) e Nikolaus Johann (battezzato il 2 ottobre 1776 – morto nel 1848). Descritta come donna di carattere dolce ma con frequenti cadute depressive, ella venne inizialmente amata dai figli, che in seguito la cancelleranno dal loro ricordo.[7]

Non passò molto tempo prima che Johan van Beethoven individuasse il dono musicale dei figli e tentasse di realizzare le loro doti eccezionali traendone il meglio per sé soprattutto dal lato economico. Pensando a Mozart bambino, esibito anch'esso dal padre in concerto attraverso tutta l'Europa una quindicina di anni prima, intraprese fin dal 1775 l'istruzione musicale di Ludwig e, dinanzi alle sue disposizioni eccezionali, tentò nel 1778 di presentarlo come virtuoso di pianoforte attraverso la Renania, da Bonn a Colonia. Ma dove Leopold Mozart aveva dato prova di sottile pedagogia nell'educazione dei figli, Johan van Beethoven sembra essere stato capace soltanto di autorità e brutalità: pare che spesso, completamente ubriaco, costringesse Ludwig ad alzarsi da letto a tarda notte, ordinandogli di suonare il pianoforte o il violino per i suoi amici. Il tentativo di trasformare Ludwig in un bambino prodigio non ebbe esito, se si eccettua un viaggio nei Paesi Bassi nel 1781[8]. Parallelamente scorreva tumultuosa la sua istruzione generale: il padre lo affidò dapprima a tale Tobias Pfeiffer, suo compagno di interessi alcolici più che musicali, e successivamente all'organista di corte Aegidius van der Aeden, al violinista Franz Georg Rovantini, cugino della moglie Maria Magdalena, al francescano Willibald Koch. Secondo alcune testimonianze Beethoven divenne anche allievo, dal 1781, del Kapellmeister di Colonia Andrea Luchesi. L'amicizia, iniziata sin dai tempi dell'infanzia, con il medico Franz Gerhard Wegeler (1765–1848) gli schiuse le porte nella casa della famiglia von Breuning, ai quali fu attaccato per tutta la vita. Helene von Breuning era la vedova di un consigliere di corte, e richiedeva un insegnante di pianoforte per i propri figli. Ludwig, definito da Wegeler nelle sue memorie spesso stravagante e scontroso, venne trattato come un componente della famiglia, si ritrovò a perfetto agio e si mosse con disinvoltura in un ambiente intellettuale, fine e cordiale, dove si discuteva di arte e letteratura, e dove la sua personalità aveva modo di svilupparsi con pienezza. Il giovane Ludwig divenne inoltre allievo del musicista e organista di corte Christian Gottlob Neefe e compose, tra il 1782 e il 1783, le sue prime opere per pianoforte, le Nove Variazioni su una Marcia di Dressler WoO 63, pubblicate a Mannheim[9] e le tre Sonatine dette all'Élettore che segnano simbolicamente l'inizio della sua produzione musicale.

[modifica] Il mecenatismo di Waldstein e l'incontro con Haydn

Il primo ritratto autentico di un tredicenne Beethoven degli anni di Bonn, circa 1783. Dipinto a olio di autore ignoto.
Il primo ritratto autentico di un tredicenne Beethoven degli anni di Bonn, circa 1783. Dipinto a olio di autore ignoto.
Lettera di Waldstein a Beethoven, ottobre 1792: «Ricevete dalle mani di Haydn lo spirito di Mozart»
Lettera di Waldstein a Beethoven, ottobre 1792: «Ricevete dalle mani di Haydn lo spirito di Mozart»
« Caro Beethoven, andate a Vienna per realizzare un desiderio da tempo espresso: il genio di Mozart è ancora in lutto e piange la morte del suo discepolo. Nell'inesauribile Haydn vi trova un rifugio, ma non un'occupazione; per lui, desidera ancora collegarsi a qualcuno. Con un applicazione incessante, ricevete dalle mani di Haydn lo spirito di Mozart. »
(Lettera del conte Ferdinand von Waldstein a Beethoven, ottobre 1792)

Nel 1784 viene nominato nuovo Principe elettore l'arciduca Maximilian Franz d'Asburgo, fratello dell'Imperatore Giuseppe II e Gran Maestro dell'Ordine Teutonico che, dopo aver abolito la tortura e promesso una riforma giudiziaria, si occupa della nomina del nuovo Kapellmeister. Aumentò lo stipendio a Johan van Beethoven, nonostante avesse ormai perso quasi completamente la voce, e nomina Ludwig, diventato ormai suo mecenate al ruolo di secondo organista di corte con uno stipendio annuo di 150 fiorini. Nel 1789 s'iscrive all'Università di Bonn, fondata tre anni prima, per soddisfare quelle curiosità intellettuali indispensabili per chi, come lui, non si sente uno stipendiato di corte ma un artista indipendente. Beethoven venne notato dal conte Ferdinand von Waldstein e il suo ruolo si rivelerà determinante per il giovane musicista. Portò Beethoven una prima volta a Vienna nell'aprile 1787, soggiorno durante il quale avrebbe avuto un incontro fugace con Mozart[10]. Ma soprattutto, nel luglio 1792, presentò Beethoven a Franz Joseph Haydn il quale, appena reduce da una tournée in Inghilterra si era stabilito a Bonn. Dopo un concerto tenuto in suo onore, impressionato dalla lettura di una cantata composta da Beethoven (probabilmente quella sulla morte di Giuseppe II WoO 87 o quella sull'arrivo di Leopoldo II) pur essendo conscio e lucido sulle carenze avute sulla sua istruzione, Haydn lo invitò a proseguire gli studi a Vienna sotto la sua direzione. Cosciente di ciò che rappresentava, a Vienna, l'insegnamento di un musicista della reputazione di Haydn, e quasi privato dei suoi legami familiari a Bonn (sua madre era morta di tubercolosi nel luglio 1787, seguita in settembre da quella della sorella di appena un anno. Suo padre, devastato dall'alcoolismo, era stato messo in pensione nel 1789 ed era incapace di garantire la sussistenza della famiglia). Beethoven, che di fatto si assume il compito di essere a capo della famiglia a tutela dei fratelli Kaspar e Nikolaus, è costretto ad accettare. Con il permesso dell'elettore – che gli promette in ogni caso di conservargli il posto da organista e lo stipendio – e raccolti in un album gli auguri degli amici, tra i quali la ventenne allieva Leonore Breuning che gli scrive versi di Johann Gottfried Herder: «Che l'amicizia con il bene cresca | come si allunga l'ombra della sera | finché sia spento il sole della vita» la mattina del 3 novembre 1792 lascia definitivamente Bonn e le rive del Reno per non farvi mai più ritorno, portando con sé una lettera di Waldstein rimasta famosa, nella quale il conte gli profetizza un passaggio di consegne, tramite Haydn, dello spirito musicale di Mozart.

[modifica] 1792 – 1802: da Vienna a Heiligenstadt

Franz Joseph Haydn (1732-1809) fu l'insegnante di Beethoven dal 1792 al 1794. Malgrado i loro rapporti fossero a volte tesi, i due uomini si confessavano una grande stima reciproca.
Franz Joseph Haydn (1732-1809) fu l'insegnante di Beethoven dal 1792 al 1794. Malgrado i loro rapporti fossero a volte tesi, i due uomini si confessavano una grande stima reciproca.
Johann Georg Albrechtsberger (1736–1809) (ritratto di Leopold Kupelwieser) definito ironicamente da Beethoven «espertissimo nell'arte di fabbricare scheletri musicali»
Johann Georg Albrechtsberger (1736–1809) (ritratto di Leopold Kupelwieser) definito ironicamente da Beethoven «espertissimo nell'arte di fabbricare scheletri musicali»

[modifica] I primi anni viennesi

« Avete molto talento e ne acquisirete ancora di più, enormemente di più. Avete un'abbondanza inesauribile d'ispirazione, avete pensieri che nessuno ha ancora avuto, non sacrificherete mai il vostro pensiero a una norma tirannica, ma sacrificherete le norme alle vostre immaginazioni: voi mi avete dato l'impressione di essere un uomo con molte teste, molti cuori, molte anime. »
(Franz Joseph Haydn in una conversazione con Beethoven, circa 1793)

Alla fine del XVIII secolo, Vienna era la capitale incontrastata della musica occidentale e rappresentava la migliore possibilità per un musicista desideroso di fare carriera. Al suo arrivo, a soltanto ventidue anni, aveva già composto un buon numero di opere, delle quali nessuna raggiunse importanza. Era ancora lontano dalla sua maturità artistica, cosa che lo distingueva fondamentalmente da Mozart. Infatti, benché Beethoven fosse arrivato a Vienna meno di un anno dopo la scomparsa del suo famoso predecessore, che adulava, il mito del «passaggio di consegne» non poteva resistere ancora a lungo ai fatti: è ancora come pianista virtuoso che ambiva a consolidare la sua reputazione, molto prima di farsi un nome come compositore. Quanto all'insegnamento di Haydn, per quanto di prestigio, risultò deludente sotto diversi aspetti. Da un lato, Beethoven si mise in testa rapidamente che il suo insegnante fosse geloso del suo talento; dall'altro lato, Haydn non tardò ad irritarsi dinanzi all'indisciplina e all'audacia musicale del suo allievo. Nonostante una stima reciproca più volte ricordata dagli storici, il padre della sinfonia non ebbe mai con Beethoven le relazioni di profonda amicizia che aveva avuto con Mozart e che erano state all'origine di un emulazione così fertile.

Tuttavia Haydn esercitò un influenza profonda e duratura sull'opera di Beethoven, e più tardi quest'ultimo riconobbe tutto ciò che doveva al suo insegnante. Dopo una nuova partenza di Haydn per Londra (gennaio 1794), Beethoven proseguì studi sporadici fino all'inizio del 1795 con diversi altri professori fra cui il compositore Johann Schenk e ad altri due prestigiosi testimoni dell'epoca mozartiana: Johann Georg Albrechtsberger e Antonio Salieri. Il primo, in particolare, organista di corte e Kapellmeister nella cattedrale di Santo Stefano, gli fornirà preziosi insegnamenti sulla costruzione del contrappunto polifonico. Nel suo studio conobbe inoltre un altro allievo, Antonio Casimir Cartellieri con il quale stringe rapporti di amicizia che durerà fino alla morte di quest'ultimo nel 1807. Terminato il suo apprendistato, Beethoven si stabilì definitivamente a Vienna: già poco dopo il suo arrivo era stato raggiunto dalla notizia della morte del padre, avvenuta per cirrosi epatica il 18 dicembre 1792 e la fuga improvvisa del Principe elettore di Bonn, conquistata dall'esercito francese, perdendo così sia la pensione del padre, sia lo stipendio di organista. Le lettere di presentazione di Waldstein e il suo talento di pianista lo avevano fatto conoscere e apprezzare alle personalità dell'aristocrazia viennese, appassionata di opera lirica, i cui nomi restano ancora oggi citati nelle dediche di molte sue opere: il funzionario di corte, barone Nikolaus Zmeskall, il principe Carl Lichnowsky, la contessa Maria Wilhelmina Thun, il conte Andrei Razumovsky, il principe Joseph Franz von Lobkovitz, e più tardi l'arciduca Rodolfo d'Asburgo-Lorena, soltanto per citarne alcuni. Dopo aver pubblicato i suoi primi tre Trii per piano, violino e violoncello sotto il numero di opus 1, e quindi le sue prime Sonate per pianoforte, Beethoven diede il suo primo concerto pubblico il 29 marzo 1795 per la creazione del suo Concerto per pianoforte e orchestra n° 2 che fu di fatto composto per primo, all'epoca di Bonn.

[modifica] Il primo virtuoso di Vienna

Beethoven verso il 1800. Il suo talento di improvvisazione musicale e i suoi virtuosismi al piano lo rivelarono al pubblico viennese. Ritratto di C.T. Riedel, 1801
Beethoven verso il 1800. Il suo talento di improvvisazione musicale e i suoi virtuosismi al piano lo rivelarono al pubblico viennese. Ritratto di C.T. Riedel, 1801
« Lo stupefacente modo di suonare di Beethoven, così notevole per gli arditi sviluppi della sua improvvisazione, mi toccò il cuore in modo insolito: mi sentii così profondamente umiliato nel mio più intimo essere da non poter più toccare il pianoforte per diversi giorni [...] Certo, ammirai il suo stile vigoroso e brillante, ma i suoi frequenti e arditi salti da un tema all'altro non mi convinsero affatto; distruggevano l'unità organica e lo sviluppo graduale delle idee [...] la stranezza e l'ineguaglianza sembravano essere per lui lo scopo principale della composizione. »
(Testimonianza del compositore boemo Johann Wenzel Tomásek in un concerto di Beethoven del 1797)

Nel 1796 Beethoven intraprese un giro di concerti che lo condusse da Vienna a Berlino passando in particolare per Dresda, Lipsia, Norimberga e Praga. Se il pubblico lodò incondizionatamente la sua virtuosità e la sua ispirazione al pianoforte, il suo entusiasmo gli valse lo scetticismo dei critici più conservatori, perlopiù rimasti seguaci di Mozart, tra i quali si segnalano quelli intransigenti come l'abate Maximilian Stadler, che definisce le sue opere «assolute assurdità» e quelli più ponderati come Giuseppe Carpani, che dimostrano quanto Beethoven già in queste prime prove si allontani dal modello tradizionale della sonata.

Beethoven si immerge nella lettura dei classici greci, di Shakespeare e dei capi della corrente dello Sturm und drang che erano Goethe e Schiller influenzò notevolmente nel senso dell'idealismo il temperamento del musicista, già acquisito d'altra parte agli ideali democratici degli illuministi e della Rivoluzione Francese che si diffondevano allora in Europa: nel 1798 Beethoven frequentò assiduamente l'ambasciata francese a Vienna e lì incontrò Bernadotte e il violinista Rodolphe Kreutzer al quale dedicherà, nel 1803 la Sonata per violino n. 9 che porta il suo nome. Mentre la sua attività creatrice si intensificava (composizione delle Sonate per piano n. 5 e n. 7, e delle prime Sonate per violino e pianoforte), il compositore partecipò almeno sino al 1800 a tenzoni musicali molto frequentati dalla buona società viennese e che lo consacrarono come il primo virtuoso di Vienna. Pianisti apprezzati come Muzio Clementi, Johann Baptist Cramer, Josef Gelinek, Johann Hummel e Daniel Steibelt ne fecero le spese.

Alla fine del Settecento iniziarono ad arrivare anche i primi capolavori, che comprendono il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 (1798), i primi sei Quartetti d'archi (1798-1800), il Settimino per archi e fiati (1799-1800) e nelle due opere che iniziarono a intravedere il carattere del musicista: la Sonata per pianoforte n. 8, detta Patetica (1798-1799) e la Prima Sinfonia (1800). Benché l'influenza delle ultime sinfonie di Haydn fosse evidente, quest'ultima in particolare era già impregnata dal carattere beethoveniano (in particolare nel terzo movimento, detto scherzo) e conteneva in germe la promessa di riuscita dei più grandi lavori. Il Primo Concerto e la Prima Sinfonia vennero presentati con grande successo il 2 aprile 1800, data della prima Accademia di Beethoven (concerto organizzato dallo stesso musicista e dedicato esclusivamente alle sue opere). Confortato dalle entrate finanziarie costantemente versate dai suoi protettori, Beethoven, la cui notorietà sempre crescente iniziava a superare le frontiere dell'Austria, sembrava in quel momento della sua vita nel quale gli si aprivano prospettive di una carriera di compositore e interprete gloriosa e facile.

[modifica] Il cambio di secolo

La prima pagina autografa del Testamento di Heiligenstadt, redatto da Beethoven il 6 ottobre 1802. Arreso dalla sua sordità iniziale, vi esponeva allo stesso tempo la sua disperazione e la sua volontà di continuare.
La prima pagina autografa del Testamento di Heiligenstadt, redatto da Beethoven il 6 ottobre 1802. Arreso dalla sua sordità iniziale, vi esponeva allo stesso tempo la sua disperazione e la sua volontà di continuare.
Per approfondire, vedi la voce Testamento di Heiligenstadt.
« Sono poco soddisfatto dei miei lavori scritti sino ad oggi. Da oggi, voglio aprire un nuovo cammino. »
(Lettera di Beethoven all'amico Krumpholz, 1802)

L'anno 1802 segnò una prima grande svolta nella vita del compositore. Nel segreto più grande, iniziava a prendere coscienza di una sordità che doveva irrimediabilmente progredire fino a diventare totale prima del 1820 (la causa della sordità di Beethoven è rimasta sconosciuta. Le ipotesi di una labirintite cronica, di una otospongiosi e della malattia di Paget ossea sono state ampiamente discusse senza che nessuna potesse essere confermata a posteriori) [11]. Costretto all'isolamento per timore di dover rivelare in pubblico questa terribile verità, Beethoven guadagnò di conseguenza una reputazione di misantropo di cui soffrì in silenzio fino al termine della sua vita[12]. Cosciente che la sua infermità gli avrebbe proibito presto o tardi di prodursi come pianista e forse comporre, pensò per un momento al suicidio, quindi espresse nello stesso momento la sua tristezza e la fede nella sua arte in una lettera, indirizzata ai fratelli, che a noi è giunta sotto il nome di Testamento di Heiligenstadt, che non fu mai inviata e venne trovata soltanto dopo la sua morte.

«O voi uomini che mi credete ostile, scontroso, misantropo o che mi fate passare per tale, come siete ingiusti con me! Non sapete la causa segreta di ciò che è soltanto un'apparenza [...] pensate solo che da sei anni sono colpito da un male inguaribile, che medici incompetenti hanno peggiorato. Di anno in anno, deluso dalla speranza di un miglioramento [...] ho dovuto isolarlo presto e vivere solitario, lontano dal mondo [...] se leggete questo un giorno, allora pensate che non siate stati giusti con me, e che l'infelice si consola trovando qualcuno che gli somiglia e che, nonostante tutti gli ostacoli della natura, ha fatto di tutto tuttavia per essere ammesso alla fila degli artisti e degli uomini di valore.» Beethoven, 6 ottobre 1802[13]

Fortunatamente, la sua vitalità creatrice non si arrestò. Dopo la composizione della Sonata per violino n. 5 detta La Primavera (Frühlings, 1800) e della Sonata per pianoforte n. 14 detta Al Chiar di Luna (1801), è durante questo periodo di crisi morale e spirituale che compose la gioiosa e misconosciuta Seconda Sinfonia (1801-1802) e il più scuro Concerto per pianoforte n. 3 (1800-1802) dove nella tonalità in do minore, si annunciava chiaramente la caratteristica personalità del compositore. Queste due opere vennero accolte molto favorevolmente il 5 aprile 1803, ma per Beethoven una pagina si girava, e di conseguenza la sua carriera subiva un evoluzione. Privato della possibilità di esprimere tutto il suo talento e guadagnarsi da vivere come interprete, si dedicava interamente alla composizione con un coraggio e una forza di carattere che nulla lasciava presagire ciò che sarebbe seguito. Ad uscire dalla crisi del 1802 si annunciava l'eroismo che trionfava nella Terza Sinfonia.

[modifica] 1802 – 1812: il periodo detto eroico

[modifica] Dall'Eroica al Fidelio

« In questa Sinfonia, Beethoven si era proposto come argomento Bonaparte, quando quest'ultimo era ancora Primo Console. Fino ad allora, Beethoven ne faceva un caso straordinario, e vedeva in lui l'uguale dei più grandi consoli romani. »
(Testimonianza di Ferdinand Reis sulla genesi della Terza Sinfonia)

La Sinfonia n. 3, detta «Eroica» segna una tappa capitale in tutta l'opera di Beethoven, non soltanto a causa della sua potenza espressiva e della sua lunghezza fino ad allora rara, ma anche perché inaugurava una serie di opere brillanti, notevoli nella loro durata e nella loro energia, caratteristiche dello stile del secondo periodo di Beethoven, detto «stile eroico». Il compositore intendeva inizialmente dedicare questa sinfonia al generale Napoleone Bonaparte, nel quale vedeva il salvatore degli ideali della Rivoluzione francese. Non appena apprese la notizia della proclamazione dell'Impero francese (maggio 1804), infuriato, cancellò velocemente la dedica[14]. Infine, il capolavoro ricevette il titolo «Grande sinfonia Eroica per celebrare la memoria di un grande uomo». La genesi della sinfonia si estese dal 1802 al 1804 e la presentazione pubblica, avvenuta il 7 aprile 1805 smorza gli entusiasmi: quasi tutti la giudicano troppo lunga. Beethoven non ebbe nessun risentimento, dichiarando soltanto di trovare questa sinfonia molto breve fino a quando non ne avrebbe composta una della durata superiore a un'ora[15], e doveva, fino alla composizione della Nona, considerare l'Eroica come la migliore delle sue sinfonie[16].

Anche nella scrittura pianistica lo stile si evolveva: fu nel 1804 con la Sonata per pianoforte n. 21 dedicata al conte Waldstein di cui porta il nome, che colpì gli spettatori per la sua grande virtuosità e con le capacità che esigeva da parte dello strumento. Di stampo simile sorse la grandiosa Sonata per pianoforte n. 23 detta Appassionata (1805), al quale segue il Triplo Concerto per pianoforte, violino, violoncello e orchestra (1804). Nel luglio 1805 il compositore incontrò Luigi Cherubini che non nascondeva la sua ammirazione.

A trentacinque anni, Beethoven affrontò il genere musicale per il quale Mozart era più portato, l'opera. Nel 1801 si era entusiasmato per il libretto Léonore o l'amore coniugale del francese Jean-Nicolas Bouilly, e l'opera Fidelio, che portava originariamente nel titolo il nome della sua eroina, Léonore, venne iniziato fin dal 1803. Ma questa opera diede al suo autore difficoltà impreviste. Accolta male al debutto (soltanto tre rappresentazioni nel 1805), con Beethoven che si ritiene vittima di una cabala, il Fidelio doveva conoscere non meno di tre versioni cambiate (1805, 1806 e 1814) e soltanto l'ultima conobbe un'accoglienza adeguata alla sua misura. Beethoven aveva composto un'opera oggi considerata fondamentale nel repertorio lirico ma questa esperienza non venne ripetuta a causa delle troppe amarezze subite, anche se studiò alcuni altri progetti tra cui un Macbeth ispirato all'opera di Shakespeare[17], e soprattutto il Faust di Goethe, verso la fine della sua vita.

[modifica] L'indipendenza affermata

Beethoven verso il 1804, nell'epoca della Sonata Appassionata e di Fidelio. Risoluto ad «affrontare il suo destino alla gola», compose nel periodo dal 1802 al 1812 una serie di opere brillanti ed energiche caratteristiche del suo stile «eroico». Ritratto di Willibrord Joseph Mahler.
Beethoven verso il 1804, nell'epoca della Sonata Appassionata e di Fidelio. Risoluto ad «affrontare il suo destino alla gola», compose nel periodo dal 1802 al 1812 una serie di opere brillanti ed energiche caratteristiche del suo stile «eroico». Ritratto di Willibrord Joseph Mahler.
« Principe, ciò che siete, lo siete in occasione della nascita. Ciò che sono, lo sono per me. Principi ce n'è e ce ne saranno ancora migliaia. Di Beethoven ce n'è soltanto uno. »
(Biglietto di Beethoven al conte Lichnowsky, ottobre 1806)

Dopo il 1805, e nonostante il fallimento artistico del Fidelio, la situazione di Beethoven era tornata favorevole. In pieno possesso della sua vitalità creatrice, sembrava adattarsi al suo udito difettoso e trovare, almeno per poco tempo, una vita sociale soddisfacente. Gli anni tra il 1806 e il 1808 furono quelli più fertili di capolavori in tutta la sua vita: il solo anno 1806 vide la composizione del Concerto per pianoforte n. 4, dei tre Quartetti per archi n. 7, n. 8 e n. 9 dedicati al conte Andrei Razumovsky, della Quarta Sinfonia e del Concerto per violino. Nell'autunno di quell'anno Beethoven accompagnò il suo mecenate, il principe Carl Lichnowsky, nel suo castello di Slesia e, in occasione di questo soggiorno, fece la dimostrazione più luminosa della sua volontà di indipendenza. Poiché Lichnowsky aveva minacciato di mettere Beethoven agli arresti se si ostinava a rifiutare un esibizione al piano per alcuni ufficiali francesi ospiti del suo castello (la Slesia era in quel momento occupata dall'esercito napoleonico dopo Austerlitz) il compositore lasciò il suo ospite dopo un violento litigio e gli inviò un biglietto che fa a meno di qualsiasi commento. Fa allora domanda di impiego alla Direzione dei Teatri Imperiali, dove si impegna a consegnare annualmente un'opera e un'operetta richiedendo la somma di 2400 fiorini e una percentuale sugli incassi dalla terza rappresentazione di ciascun opera, ma la domanda non viene accolta.

Se si è messo in difficoltà perdendo le entrate del suo principale mecenate, Beethoven era riuscito ad affermarsi come artista indipendente e liberarsi simbolicamente dal patronato aristocratico. Ormai lo stile eroico poteva raggiungere il suo parossismo. Dando seguito al suo desiderio di «affrontare il suo destino alla gola» espresso a Wegeler nel novembre 1801[18], Beethoven mise in cantiere la Quinta Sinfonia. Attraverso il suo celebre motivo ritmico di quattro note esposto fin dal primo movimento e che irradia tutta l'opera, il musicista intendeva esprimere la lotta dell'uomo con il suo destino, e il trionfo finale. L'ouverture Coriolano, con la quale condivide la tonalità in do minore, era della medesima epoca. Composta contemporaneamente alla Quinta, la Sinfonia pastorale sembra quella più contrastata. Descritta da Michel Lecompte come «la più serena, la più ridotta e la più melodica delle nove sinfonie» e nel medesimo momento la più atipica[19] è l'omaggio alla natura di un compositore profondamente innamorato della campagna, nella quale trovava da allora sempre la calma e la serenità propizie alla sua ispirazione. Autentica anticipatrice del romanticismo musicale, la Pastorale porta come sottotitolo questa frase di Beethoven «Espressione di sentimenti piuttosto che pittura» e ciascuno dei suoi movimenti porta un'indicazione descrittiva.

Il concerto dato da Beethoven il 22 dicembre 1808 fu certamente una delle più grandi Accademie della storia (con quella del 7 maggio 1824). Furono eseguiti in prima assoluta la Quinta e la Sesta sinfonia pastorale, il Concerto per pianoforte n. 4, la Fantasia corale per piano e orchestra e due inni dalla Messa in Do maggiore composta per il principe Esterházy nel 1807[20]. Dopo la morte di Haydn nel maggio 1809, benché gli restassero avversari artistici determinati, non si trovava più un modo per contestare il posto di Beethoven nel pantheon dei musicisti.

[modifica] La maturità artistica

Beethoven non ricavò nulla di concreto dall'incontro, avvenuto nel 1812 con Goethe. Ritratto di Johann Tischbein.
Beethoven non ricavò nulla di concreto dall'incontro, avvenuto nel 1812 con Goethe. Ritratto di Johann Tischbein.
«  Non avevo mai incontrato un artista così fortemente concentrato, così energico, così interiore. [...] Il suo ingegno mi ha stupefatto; ma egli è purtroppo una personalità del tutto sfrenata, che, se non ha certamente torto nel trovare detestabile il mondo, non si rende così più gradevole a sé e agli altri. [...] Malauguratamente, è una personalità fortemente indotta. »
(Giudizio di Goethe su Beethoven, 1812)

Nel 1808 Beethoven aveva ricevuto da Girolamo Bonaparte, posto dal fratello Napoleone sul trono della Westfalia, la proposta per un impiego di Kapellmeister alla corte di Kassel. Sembra che il compositore abbia per un momento pensato di accettare questo posto prestigioso che, se da una parte rimette in discussione la sua indipendenza fino a quel momento difesa così strenuamente, dall'altro gli garantiva una situazione economica e sociale più comoda. Fu allora che ebbe un ritorno patriottico e l'occasione di staccarsi dall'aristocrazia viennese (1809). Rifiutando di lasciare partire il loro musicista nazionale, l'arciduca Rodolfo, il principe Kinsky e il principe Lobkowitz usarono tutti i loro mezzi per garantire a Beethoven, qualora fosse restato a Vienna, un vitalizio di 4.000 fiorini annui, una somma notevole per l'epoca[21]. Beethoven accettò, sperando di ripararsi definitivamente dalle necessità, ma la ripresa della guerra tra la Francia e l'Austria nella primavera del 1809 rimise tutto in causa. La famiglia imperiale fu costretta a lasciare Vienna occupata, la grave crisi economica che subì l'Austria dopo Wagram e il Trattato di Schönbrunn imposto da Napoleone rovinò economicamente l'aristocrazia viennese e rese nullo il contratto stipulato da Beethoven. Fino alla sua morte la congiuntura gli restò sfavorevole sotto questo punto di vista, al punto che passò gli ultimi anni della sua vita in una situazione vicina alla miseria.

Nonostante questo, il catalogo delle sue opere continuava ad arricchirsi: gli anni 1809 e 1810 videro ancora la nascita di numerosi capolavori, dal brillante Concerto per pianoforte n. 5 che creò Carl Czerny alle musiche di scena per l'ouverture recitata in nove parti Egmont tratta da Goethe, passando per il Quartetto d'archi n. 10 detto «delle Arpe». È a causa della partenza improvvisa del suo allievo e amico, l'arciduca Rodolfo, che Beethoven compose la Sonata per pianoforte n. 26 detta «Les adieux, l'absence, le retour». Gli anni tra il 1811 e il 1812 videro il compositore raggiungere il punto massimo della sua vita creatrice. Il Trio per pianoforte n. 7 detto «All'Arciduca» e la Settima Sinfonia rappresentano l'apogeo del periodo «eroico».

[modifica] 1813 – 1817: gli anni oscuri

[modifica] L'Amata Immortale

Ritratto di Antonia Brentano di Joseph Karl Stieler (1808).
Ritratto di Antonia Brentano di Joseph Karl Stieler (1808).
Per approfondire, vedi la voce Lettera all'amata immortale.
« Non è l'attrazione dell'altro sesso che mi attira in lei, no, soltanto lei, tutta la sua persona con tutte le sue qualità hanno incatenato il mio rispetto, i miei sentimenti tutti, la mia sensibilità intera. Quando mi accostai a lei, mi ero formato la ferma decisione di non lasciar germogliare neanche una scintilla d'amore. Ma lei mi ha sopraffatto [...] mi lasci sperare che il suo cuore batterà a lungo per me. Di battere per lei, amata J., questo mio cuore non cesserà se non quando non batterà più del tutto. »
(Lettera di Beethoven a Josephine von Brunswick, 1805)

Sul piano personale, la vita sentimentale di Beethoven ha suscitato una notevole quantità di commenti da parte dei suoi biografi. Il compositore ebbe flebili storie con numerose donne, generalmente sposate, ma non conobbe mai quella felicità coniugale alla quale aspirava e della quale tesserà un apologia nel Fidelio. Nel maggio 1799 Beethoven divenne insegnante di pianoforte di due figlie della contessa Anna von Seeberg, vedova Brunswick, la ventiquattrenne Therese o Thesi e la ventenne Josephine o Pepi, oltre che una cugina di queste, la sedicenne Giulietta Guicciardi (1784–1856), ispiratrice e dedicataria della Sonata per pianoforte n. 14 detta Al Chiar di Luna. Quest'ultima è il primo amore di Beethoven: fidanzata con il conte Robert Wenzel Gallenberg, sposerà quest'ultimo il 30 ottobre 1803 e si stabilirà a Napoli con lui, diventato direttore dei Balletti di Corte. Faranno entrambi ritorno a Vienna nel 1821, dove il conte, oberato dai debiti, litigherà con il musicista, mentre sua moglie lo incontrerà un ultima volta per ricordargli il loro passato e chiedere 500 fiorini in prestito. Anche Josephine von Brunswick (1779–1821), perennemente sorvegliata dalla sorella Therese, ebbe una relazione con il musicista che fu la più duratura: continuò dopo un primo matrimonio con il conte Joseph von Deym, dal quale ebbe tre figli, nel gennaio 1804 e anche al secondo matrimonio, avvenuto nel 1810 con il barone Christoph von Stackelberg, che l'abbandonerà due anni più tardi. Il 9 aprile 1813, con grande scandalo della famiglia, Josephine diede alla luce una bambina, Minona, affidata alla sorella.[22]

Un po' più fugaci furono gli incontri con la contessa Anna Maria von Erdody (1779–1837) rimasta paralizzata a causa della perdita del figlio, che rimase comunque sua intima confidente, vivrà in casa sua per qualche tempo nel 1808 e parteciperà alla ricerca di ricchi mecenati per suo conto (le dedicherà le due Sonate per violoncello n. 4 e 5), la cantante lirica berlinese Amalie Sebald (1787–1846), incontrata a Teplitz tra il 1811 e il 1812, e la contessa Almerie Ersterhazy (1789–1848). Nel 1810, con Thérese Malfatti (1792–1851), ispiratrice della celeberrima bagatella per pianoforte Per Elisa WoO 59, Beethoven progettò un matrimonio che non andrà in porto e che gli provocherà una delusione profonda. Un altro evento importante nella vita sentimentale del musicista fu la scrittura della celeberrima Lettera all'amata immortale, redatta in tre riprese a Teplitz tra il 6 e il 7 luglio 1812. La destinataria resterà forse per sempre un mistero, anche se i nomi di Josephine von Brunswick e soprattutto di Antonia Brentano Birkenstock (1780–1869), sposata al senatore di Francoforte Franz von Brentano, che incontrò Beethoven a Vienna e a Karlsbad tra il 1809 e il 1812, sono quelle più accreditate negli studi biografici dei coniugi Massin[23] e di Maynard Solomon[24].

[modifica] L'incidente di Teplitz

L'incidente di Teplitz (luglio 1812) dipinto di  Carl Rohling, 1887. Beethoven, accompagnato da Goethe (a sinistra, in fondo), rifiuta di inchinarsi davanti alla famiglia imperiale e prosegue nel suo cammino.
L'incidente di Teplitz (luglio 1812) dipinto di Carl Rohling, 1887. Beethoven, accompagnato da Goethe (a sinistra, in fondo), rifiuta di inchinarsi davanti alla famiglia imperiale e prosegue nel suo cammino.
« Noi, esseri limitati dallo spirito illimitato, siamo nati soltanto per la gioia e la sofferenza. E si potrebbe quasi dire che i più eminenti afferrano la gioia attraverso la sofferenza. »
(Lettera di Beethoven a Maria von Erdody, 1815)

Il mese di luglio 1812, abbondantemente commentato dai biografi, segnò una nuova svolta nella vita di Beethoven. Restando in cura termale nelle località di Teplitz e di Karlsbad redasse l'enigmatica Lettera all'amata immortale e fece un incontro infruttuoso con Goethe con la mediazione di Bettina Brentano von Arnim, giovane ed esuberante intellettuale, entusiasta di Goethe, sorella di Clemens Brentano, cognata di Antonia Brentano e futura moglie del poeta Achim von Arnim. Per ragioni che rimangono non precisate, fu anche l'inizio di un lungo periodo di sterilità nella vita creatrice del musicista. Si sa che gli anni seguenti al 1812 coincisero con molti eventi drammatici nella vita di Beethoven, eventi che dovette superare in totale solitudine, avendo quasi tutti i suoi amici lasciato Vienna durante la guerra del 1809, ma probabilmente anche altri fatti a noi ignoti furono la causa della sua perdita di ispirazione.

Nonostante l'accoglienza molto favorevole riservata dal pubblico alla Settima Sinfonia e alla squillante Vittoria di Wellington (dicembre 1813) e nonostante la ripresa, ugualmente trionfale, del Fidelio nella sua versione definitiva (maggio 1814) Beethoven a poco a poco, perse i favori di una Vienna sempre nostalgica per Mozart ed acquisita alla musica di Gioachino Rossini. La conferenza fatta al Congresso di Vienna dove Beethoven venne esaltato come musicista nazionale[25], non mascherò a lungo la condiscendenza crescente dei viennesi al suo riguardo. Inoltre, l'indurimento della dittatura di Metternich lo mise in una situazione delicata, essendo la polizia viennese da tempo al corrente delle convinzioni democratiche e rivoluzionarie delle quali il compositore non faceva a meno di nascondere in ogni occasione. Sul piano personale, l'evento più importante fu la morte del fratello Kaspar Karl nel 1815, in quel momento cassiere alla Banca Nazionale di Vienna. Beethoven aveva promesso di seguire l'istruzione del suo figlio Karl per far fronte ad una serie interminabile di processi contro sua moglie – Johanna Reis, figlia di un tappezziere, considerata di dubbia moralità – per ottenerne la tutela esclusiva, finalmente guadagnata grazie a una sentenza del tribunale emessa l'8 aprile 1820.[26]. Malgrado l'attaccamento e la buona volontà del compositore, questo nipote diventerà per lui, fino alla vigilia della sua morte, una sorta di tormento. L'altro fratello, Nikolaus Johann, che Ludwig non sopporta, è farmacista a Linz e sposerà dopo una lunga convivenza Therese Obermayer, la figlia di un fornaio. Di questi anni difficili, dove la sordità diventa totale, emersero soltanto alcuni capolavori: le due Sonate per violoncello n. 4 e 5 dedicate alla confidente Maria von Erdody (1815) la Sonata per pianoforte n. 28 (1816) e il ciclo pregnante di lieder An die ferne Geliebte, (1815-1816), tratto dai poemi di Alois Jeitteles.

Mentre la sua situazione finanziaria diventava sempre più preoccupante, Beethoven cadde gravemente malato tra il 1816 e il 1817 e sembrò vicino al suicidio. Tuttavia, la sua forza morale e la ferrea volontà lo salvarono ancora una volta. Diretto verso l'introspezione e la spiritualità che presentarono importanza di ciò che gli rimaneva da scrivere per «i tempi a venire», egli trovò la forza di superare queste prove per cominciare l'ultimo periodo creativo che gli diede probabilmente le più grandi rivelazioni.

[modifica] La fama europea e i ritratti

Ritratto di Beethoven eseguito da Carl Jaeger.
Ritratto di Beethoven eseguito da Carl Jaeger.
« Nella sua apparenza esteriore tutto è possente, rude, in molti aspetti, come la struttura ossea del viso, della fronte alta e spaziosa, del naso corto e diritto, con i suoi capelli arruffati e raggruppati in grosse ciocche. Ma la bocca è graziosa e i suoi begli occhi parlanti riflettono in ogni istante i suoi pensieri e le sue impressioni che mutano rapidamente, ora graziose, amoroso–selvagge, ora minacciose, furenti, terribili. »
(Descrizione del viso di Beethoven del dottor Wilhelm Muller, 1820)

Nel medesimo momento, conquistata una fama a livello europeo, diversi pittori si offrono di immortalare l'immagine del compositore: già ritratto da Joseph Willibrord Mãhler nel 1805 e da Johann Cristoph Heckel nel 1815 – i due ritratti, specie quest'ultimo, sono probabilmente i più veritieri perché privi di abbellimenti di circostanza – il berlinese August von Kloeber lo ritrae nel 1818 non prima di averlo spettinato sapientemente, in modo da dargli quell'aspetto fra l'eroico e il demoniaco che ormai il mito romantico pretendeva attribuire alla sua figura. E tale aspetto piaceva a Beethoven, che dichiara di non amare essere ritratto "tirato a lucido, come se stessi per prendere servizio a corte". Il dipinto è perduto ma ne resta il disegno preparatorio.

Nello stesso anno si fa ritrarre dall'ungherese Ferdinand Schimon, che aveva già ritratto Ludwig Spohr e Weber e che pochi anni dopo intraprenderà la carriera di cantante. Ne riproduce la fronte ampia, il volto pieno e il mento a conchiglia, migliorando magari un poco la forma del naso e soprattutto facendogli volgere lo sguardo scrutatore in spazi lontani e indeterminati. Dal pittore accademico Joseph Karl Stieler, che ha dipinto re e principesse, occorre, se si vuole essere ritratti, posare nello studio; e per Beethoven, che sembra intimidito dall'allora famoso artista, sono lunghe ore di sofferenza in posa, immobile, in giorni ripetuti. Finita nell'aprile del 1820 l'opera, che lo rappresenta mentre compone la sua Missa, benché eseguita con cura come ci si attende da un pittore alla moda, nobilita romanticamente la figura del musicista ma non riesce a dargli espressione di forza interiore. Un ultimo ritratto fu eseguito nel 1823 da Ferdinand Georg Waldmûller: perduto l'originale, ne resta una copia che ci trasmette l'immagine di un uomo che, lontano da ogni illusione romantica, appare un solitario che non maschera nemmeno un'amara delusione.

[modifica] 1818 – 1827: l'ultimo Beethoven

[modifica] La Messa in re e l'addio al pianoforte

Pagina manoscritta della Sonata per piano n. 30 op. 109 (1820).
Pagina manoscritta della Sonata per piano n. 30 op. 109 (1820).
Per approfondire, vedi la voce Quaderni di conversazione.
« Voglio dunque abbandonarmi con pazienza a tutte le vicissitudini e rimettere la mia fiducia unicamente nella tua immutabile bontà, o Dio! [...] Sei la mia roccia, o Dio, sei la mia luce, sei la mia assicurazione eterna! »
(Citazione religiosa di Christian Sturm copiata da Beethoven nei Quaderni di conversazione, 1818)

Le forze di Beethoven ritornarono pienamente nel 1817, epoca nella quale scrisse una nuova opera destinata ad essere la più vasta e complessa composta fino ad allora, la Sonata per piano n. 29 op. 106 detta Hammerklavier. Esplorando oltre ogni limite tutte le possibilità dello strumento, di durata superiore ai quaranta minuti, lasciò indifferenti i pianisti contemporanei di Beethoven che la giudicarono ineseguibile e ritenevano che, ormai, la sordità del musicista gli rendesse impossibile una corretta valutazione delle possibilità sonore. Con l'eccezione della Nona Sinfonia lo stesso giudizio lo si avrà per tutte le restanti opere composte da Beethoven, di cui egli stesso prenderà coscienza di quanto fossero avanti per architettura sonora rispetto ai loro tempi. Dolendosi poco dei frequenti reclami dei vari interpreti, dichiarò al suo editore nel 1819: «Ecco una sonata che darà filo da torcere ai pianisti, quando la eseguiranno tra cinquanta anni»[27]. A partire da questa epoca, rinchiuso totalmente nella sua infermità, iniziava ad essere circondato da una corte di allievi, ammiratori, serventi che lo adulano e spesso lo irritano, e comunicava con loro tramite i Quaderni di conversazione riempiti sia dal musicista che trascritti dai suoi collaboratori, i quali costituiscono oggi una testimonianza inestimabile sull'ultimo periodo di vita del compositore.

Beethoven era sempre stato credente, senza praticare assiduamente, ma il suo entusiasmo aumentato per il Cristianesimo gli diede un grande aiuto per uscire dai suoi anni più duri, come testimoniarono le numerose citazioni di carattere religioso che ricopiò nei suoi quaderni a partire dal 1817. Nella primavera del 1818 gli venne l'idea per una grande opera religiosa che inizialmente prevedeva di utilizzare in occasione dell'Incoronazione dell'arciduca Rodolfo, che anelava di essere elevato al rango di Arcivescovo di Olmütz alcuni mesi più tardi. Ma la colossale Missa Solemnis in re maggiore richiese al musicista quattro anni di duro lavoro (18181822) e la Messa fu rimessa alla sua dedica soltanto nel 1823. Beethoven aveva studiato a lungo le Messe di Bach e l'oratorio Messiah di Haendel durante la composizione della Missa Solemnis che dichiarò varie volte di essere «la mia migliore opera, il mio più grande lavoro». Parallelamente a questo lavoro vennero composte le tre ultime Sonate per pianoforte n. 30, 31 e 32 il cui ultimo, l'opera 111, si completa di su un arietta di variazioni di una alta spiritualità che eleva le sue ultime pagine per pianoforte. Ma gli restava di comporre ancora un ultimo capolavoro pianistico: l'editore Anton Diabelli aveva invitato nel 1822 tutti i compositori del suo tempo per scrivere una variazione su un valzer molto semplice nella sua composizione. Dopo aver studiato questo valzer[28], Beethoven superò lo scoglio proposto e tirò fuori una raccolta di 33 variazioni che Diabelli ritenne comparabili alle famose Variazioni Goldberg composte da Bach ottanta anni prima.

[modifica] La Nona sinfonia e gli ultimi quartetti

Beethoven nel 1823, all'epoca della composizione delle Variazioni Diabelli e della Nona Sinfonia. Nella sua sordità diventata totale, comunicava con il suo ambiente soltanto tramite i Quaderni di conversazione. Ritratto di F.G. Waldmüller.
Beethoven nel 1823, all'epoca della composizione delle Variazioni Diabelli e della Nona Sinfonia. Nella sua sordità diventata totale, comunicava con il suo ambiente soltanto tramite i Quaderni di conversazione. Ritratto di F.G. Waldmüller.
« Il vostro genio ha superato i secoli e non vi sono forse uditori abbastanza illuminati per gustare tutta la bellezza di questa musica; ma saranno i posteri che renderanno omaggio e benediranno la vostra memoria molto più di quanto possano fare i contemporanei. »
(Lettera del principe russo Boris Galitzin a Beethoven dopo la prima rappresentazione della Missa Solemnis, 1824)

La composizione della Nona Sinfonia cominciò nel periodo successivo al completamento della Missa Solemnis, ma questa ope