|
StrumentiAltre lingue
|
Livorno
Panorama di Livorno da Montenero
Livorno (160.774 abitanti a fine agosto 2007[1]) è una città della Toscana, capoluogo della provincia omonima. Situata lungo la costa del Mar Ligure, Livorno è uno dei più importanti porti italiani, sia come scalo commerciale che turistico, centro industriale di rilevanza nazionale e, tra tutte le città toscane, è solitamente ritenuta la più giovane, sebbene nel suo territorio siano presenti testimonianze storiche di epoche remote sopravvissute ai massicci bombardamenti della seconda guerra mondiale. La città, sviluppatasi a partire dalla fine del XVI secolo per volontà dei Medici, è celebre per aver dato i natali a personalità di prestigio come Amedeo Modigliani, Pietro Mascagni e Carlo Azeglio Ciampi. In passato, fino ai primi anni del Novecento, è stata inoltre una meta turistica di rilevanza internazionale per la presenza di importanti stabilimenti balneari e termali, che conferirono alla città l'appellativo di Montecatini al mare.[2] Livorno, che alla fine del XIX secolo contava circa 100.000 abitanti ed era l'undicesima città d'Italia e la seconda della Toscana per popolazione[3], negli ultimi decenni è andata incontro ad un sensibile decremento del numero di abitanti, tanto che oggi risulta essere la terza città della Toscana dopo Firenze e Prato.
[modifica] Geografia
La costa tra Livorno e Quercianella
Il comune di Livorno ha una superficie di 104,79 km².[4] La città si trova a 3 metri s.l.m. (quota in piazza del Municipio). Non vi sono corsi d'acqua rilevanti, a parte alcuni piccoli torrenti (Torrente Ugione, Rio Cigna, Rio Maggiore, Rio Ardenza). Il terreno è generalmente pianeggiante, salvo elevarsi a sud, dove inizia il sistema della Colline livornesi (quota massima 462 metri s.l.m. presso il Poggio Lecceta).[5] Conseguentemente anche la costa, che da Marina di Carrara a Piombino è sempre bassa, si alza quasi a picco sul mare, nella zona detta del Romito. Il territorio comunale di Livorno comprende anche l'isola di Gorgona e le secche della Meloria facenti parte del Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano. L'isola di Gorgona ha una superficie di 220 ettari e si trova a 37 chilometri dalla costa labronica. Dal punto di vista geologico il territorio livornese ed i suoi dintorni sono caratterizzati da numerosi materiali come le arenarie ed i gabbri.[6] In particolare, le colline alle spalle della città, presentano terre dalla intensa tonalità rossa; più in basso, la panchina livornese è formata da calcarenite color ocra. La parte settentrionale del comune invece fa parte della pianura alluvionale dell'Arno. [modifica] Clima
Il clima della città è di tipo mediterraneo, con estati mitigate dalla brezza marina (massima assoluta di +37°C registrata dal Lamma nel luglio 1983) ed inverni non particolarmente freddi (minima storica di -7°C registrata dal Lamma nel gennaio 1985). Le precipitazioni sono concentrate principalmente in primavera (massimo secondario) ed autunno.[7] Nella tabella sottostante sono riportati i valori medi.
[modifica] Storia
Statua di Ferdinando I, ritenuto il fondatore della città
Le origini di Livorno sono ignote e si perdono nelle leggende e nella mitologia. Nel 904 il toponimo "Livorna" è attestato per la prima volta con riferimento ad un pugno di case posizionate sulla costa del Mar Ligure, in una cala naturale, a pochi chilometri a sud della foce dell'Arno e di Pisa.[8] Il progressivo interramento del vicino Porto Pisano, il grande sistema portuale della Repubblica di Pisa, coincise con l'affermazione del borgo labronico, che fu dotato, tra il XIII ed il XIV secolo di un sistema di fortificazioni e di un maestoso faro, noto col nome di Fanale dei Pisani. Tramontata la Repubblica, Livorno fu venduta dapprima ai Visconti di Milano, e successivamente, nel 1407, ai genovesi, per passare, nel 1421 ai fiorentini. Nel XVI secolo i Medici, signori di Toscana, contribuirono in maniera determinante allo sviluppo di Livorno e del suo sistema portuale. Bernardo Buontalenti fu pertanto incaricato di progettare una nuova città fortificata intorno al nucleo originario dell'abitato labronico, con un imponente sistema di fossati e bastioni (si veda la voce Fosso Reale). Il popolamento della città buontalentiana fu favorito dall'emanazione, tra il 1590 ed il 1603, delle cosiddette "Leggi Livornine", che garantivano, per gli abitanti di Livorno, libertà di culto e di professione religiosa e politica a chiunque fosse stato ritenuto colpevole di qualsiasi reato (con alcune eccezioni, tra le quali l'assassinio e la "falsa moneta"). Invece, dal punto di vista economico, l'istituzione del porto franco portò ad un proliferare di attività commerciali spesso legate alle intense attività portuali.[9] Nel XVIII secolo, la fine della dinastia medicea e l'avvento dei Lorena non ostacolarono l'espansione cittadina, con la formazione di grandi sobborghi suburbani a ridosso delle fortificazioni buontalentiane. Anche dal punto di vista culturale il Settecento portò ad un proliferare delle arti in genere ed in particolare dell'editoria; qui vennero pubblicati Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria (nel 1764, in forma anonima) e, nel 1770, la terza edizione dell'Encyclopédie ou Dictionnaire raisonnè des Sciences, des Arts et des Mètieres di Diderot e D'Alembert, in una stamperia ricavata nel vecchio Bagno dei forzati.[10]
Piazza Grande nel XIX secolo
Gli ottocenteschi palazzi lungo il Fosso Reale
Tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento la città subì l'assedio delle truppe francesi, capeggiate da Napoleone Bonaparte, degli Spagnoli e degli Inglesi. La Restaurazione e il ritorno al potere dei Lorena con Ferdinando III e poi Leopoldo II, permise la realizzazione di grandi opere pubbliche, come il completamento dell'Acquedotto di Colognole, mentre le fortificazioni medicee furono in gran parte smantellate per far posto ad eleganti palazzi della borghesia livornese. Tuttavia i moti rivoluzionari del 1849 precedettero di pochi anni la definitiva annessione del Granducato di Toscana al Regno d'Italia. Con l'unità d'Italia, nel 1868 furono abolite le franchigie doganali di Livorno, che porteranno ad un drastico calo delle attività commerciali e dei traffici marittimi, ma la successiva fondazione del Cantiere navale Orlando farà cambiar volto alla città trasformandola rapidamente in un importante centro industriale.[11] Sul finire del medesimo secolo, il prestigio della città, ormai prossima ai 100.000 abitanti, fu sancito dall'istituzione della celebre Accademia Navale. Gli inizi del XX secolo portarono ad un fiorire di numerosi progetti architettonci ed urbanistici: dagli eleganti stabilimenti termali e balneari, che avevano fatto di Livorno una delle mete turistiche più ambite sin dalla prima metà dell'Ottocento, alla nuova stazione ferroviaria della linea Livorno - Cecina sino ai piani di risanamento del centro. Poco prima dell'avvento del Fascismo, Livorno fu teatro della fondazione del Partito Comunista Italiano, a seguito della scissione della corrente di estrema sinistra dal Partito Socialista Italiano. L'affermazione del fascismo e l'ascesa politica di Costanzo Ciano portarono alla realizzazione di grandi opere pubbliche ed industriali, all'ampliamento dei confini provinciali e, al contempo, all'ideazione di massicci e scellerati piani di sventramento per la città, che mutarono parte dell'antico assetto urbanistico.[12] Lo scoppio della seconda guerra mondiale e i successivi bombardamenti causarono la distruzione di gran parte della città storica e la morte di numerosi civili: ingenti danni si registrarono anche nelle aree industriali e portuali, che furono tra i principali obbiettivi delle incursioni aeree. La ricostruzione postbellica durò molti anni: lo sminamento di alcune zone del centro cittadino terminò solo negli anni cinquanta, mentre la cinquecentesca Fortezza Nuova ospitò baracche di sfollati fino agli anni sessanta. Livorno acquistò il volto di una città moderna e fortemente industrializzata, ma la crisi avviata dal disimpegno della partecipazione pubblica nei grandi centri industriali ha portato negli ultimi anni ad uno spostamento del baricentro economico dall'industria pesante alle piccole e medie imprese e al terziario. [modifica] Stemma, gonfalone, onorificenze[modifica] Stemma
Lo stemma si rifà ad uno più antico mostrante una torre in mezzo al mare e sormontato dalla lettera capitale latina "L". Nel 1605 il Gran Duca di Toscana Ferdinando I de' Medici concesse lo stemma attuale (riconosciuto poi dal Re d’Italia con decreto del 19 settembre 1929); mentre il 19 marzo 1606 la elevò al rango di città. La "liburna" dei Romani, dalla quale potrebbe derivare il nome della città, era un’imbarcazione (brigantino o feluca): alcuni asseriscono che il primitivo stemma della città mostrava detta imbarcazione in luogo della fortezza. La parola "FIDES" pare una concessione della Repubblica Fiorentina a ricordo della fedeltà di Livorno contro l’armata che la assediò nel 1496 guidata dall'imperatore Massimiliano con Venezia e Genova alleate. [modifica] Onorificenze conferite alla cittàLa città di Livorno è la XIXª tra le XXVII città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento. Periodo, definito dalla Casa Savoia, compreso tra i moti insurrezionali del 1848 e la fine della prima guerra mondiale nel 1918. Motivazione (11 marzo 1906): "In ricompensa del valore dimostrato dalla cittadinanza nella difesa fatta nelle giornate del 10 ed 11 maggio 1849. La coraggiosa difesa di Livorno dall'assalto austriaco del maggio 1849 costituisce l'ultimo episodio di una vicenda rivoluzionaria pressoché ininterrotta che ha caratterizzato l'intero biennio 1848-1849 e che ha fatto di Livorno il centro più importante del movimento democratico e repubblicano. Dopo la sconfitta piemontese di Novara, il 23 marzo 1849, gli Austriaci si spingevano verso sud ed entrarono il 1° maggio a Pisa, dove si prepararono all'assalto della città labronica. Dopo quarantotto ore di combattimenti furiosi, Livorno veniva espugnata." [modifica] Evoluzione demograficaAbitanti censiti [modifica] Urbanistica e territorio[modifica] Sviluppo urbanistico
Copia del progetto di Bernardo Buontalenti
Quartiere della Venezia Nuova
L'avvio dello sviluppo urbanistico di Livorno coincise con il piano redatto da Bernardo Buontalenti nella seconda metà del XVI secolo: fino ad allora infatti il piccolo borgo labronico era costituito da un pugno di case poste attorno ad una piccola insenatura. Il progetto buontalentiano per la nuova città voluta dai Medici era caratterizzato da una serie di possenti fortificazioni circondate da un fossato, che conferiva alla città una forma pentagonale. In fase realizzativa il disegno fu però mutato per dare maggiore importanza alla Fortezza Nuova. Al centro dell'abitato fu innalzato il Duomo, aperto su una vasta piazza d'armi (attuale piazza Grande). All'inizio del Seicento le citate Leggi Livornine richiamarono in città numerosi abitanti, tanto che si rese necessario costruire un nuovo quartiere posto a nord, nelle aree comprese tra le fortezze Nuova e Vecchia; la zona, attraversata da molti canali e dal fossato difensivo della città pentagonale, assunse pertanto il nome di Venezia Nuova. Un secondo ampliamento del medesimo quartiere venne messo in atto pochi decenni dopo, intorno al XVIII secolo; lungo i canali della Venezia, posti in diretta comunicazione col porto, sorsero pertanto numerosi magazzini, ubicati al di sotto del piano stradale. Successivamente, il 16 dicembre 1776, il granduca Pietro Leopoldo abolì il divieto di costruire nelle immediate vicinanze delle fortificazioni. L'iniziativa granducale portò ad uno sviluppo dei quartieri esterni alla città pentagonale. I primi importanti piani per l'assetto urbanistico dei sobborghi risalgono agli anni venti dell'Ottocento, quando Luigi de Cambray Digny stese i progetti per il quartiere del Casone, nella zona dell'attuale piazza Cavour. La realizzazione della cinta daziaria, decisa nel 1834, chiuse insieme la città e sobborghi; parallelamente Luigi Bettarini lavorò allo smantellamento dei baluardi medicei lungo il Fosso Reale e realizzò la grande piazza oggi nota come piazza della Repubblica. Frattanto, intorno alla metà del secolo, lo sviluppo delle attività legate alla villeggiatura e agli stabilimenti balneari diedero avvio alla formazione una elegante passeggiata a mare, che raggiunse dapprima l'antico borgo di Ardenza e, successivamente, Antignano. L'ultimo periodo del granducato lorenese fu caratterizzato anche da un potenziamento delle infrastrutture portuali ed industriali, nelle aree a nord della città. All'inizio del Novecento, le precarie condizioni igieniche di alcuni isolati del centro furono motivo per l'edificazione di un nuovo quartiere popolare nei pressi della Stazione Centrale. L'avvento del Fascismo coincise con l'affermazione industriale della città, mentre nuovi quartieri per gli operai, costituiti da alloggi supereconomici, sorsero nelle aree a ridosso degli stessi stabilimenti industriali. Questi infelici modelli urbanistici e architettonici furono ripresi nell'immediato dopoguerra, quando, nell'emergenza dovuta alla carenza di abitazioni, si innalzarono i quartieri di Sorgenti e Corea.[13] Frattanto il centro storico, duramente colpito dai bombardamenti del 1943, fu quasi interamente ricostruito con scarso rispetto per le strutture preesistenti e per gli antichi allineamenti stradali. Pochi anni dopo, intorno al 1960, su progetto iniziale di Luigi Moretti, fu costruito l'abitato de La Rosa, mentre negli anni settanta cominciarono i lavori per l'urbanizzazione di Salviano, ampliamenti che di fatto saldarono definitavamente la città a quelli che un tempo erano i borghi esterni di Ardenza, Antignano e Montenero. Più recenti invece i quartieri di La Leccia e La Scopaia, sorti nella fascia situata tra Livorno e le colline. Sul finire degli novanta l'amministrazione comunale ha avviato i lavori per il nuovo comparto di "Porta a Terra", una vasta cittadella commerciale che è andata ad inserirsi tra la Stazione Centrale e il nuovo palazzetto dello sport. I lavori relativi alle principali strutture (centro commerciale, cinema multisala e albergo) sono stati portati a termine nei primi anni del nuovo millennio; ciò nonostante il progetto per la realizzazione di un sottopassaggio stradale sulla vicina linea ferroviaria, atto a collegare direttamente Porta a Terra con il viale Carducci, non ha ancora avuto seguito. Infine, al 2007[14] risale l'avvio della costruzione, nelle aree in parte dismesse dell'ex Cantiere navale Fratelli Orlando (ora Cantieri Benetti), della "Porta a Mare", un quartiere residenziale e commerciale che sorgerà a margine del nuovo porto turistico. [modifica] I borghi suburbaniI borghi suburbani rappresentano gli antichi villaggi sviluppatisi nel tempo all'esterno della città fortificata di Livorno; nel corso del Novecento questi centri, già parte integrante del territorio comunale labronico, furono definitivamente saldati alla città con la costruzione di nuovi quartieri intermedi, ultimo tra tutti quello del cosiddetto "Nuovo Centro" (o quartiere San Martino), un insediamento commerciale e residenziale di prossima realizzazione.[15]
[modifica] Le frazioni
[modifica] Luoghi d'interesseDopo le distruzioni subite nel corso della seconda guerra mondiale e le successive mutilazioni inflitte alla città con la ricostruzione, Livorno ha perso gran parte del suo retaggio storico, anche se resistono vestigia delle sue varie fasi: in particolare la struttura del centro cittadino, un pentagono fortificato costruito secondo i criteri della città ideale del Cinquecento. Numerose poi sono le chiese, i templi ed i cimiteri di diverse confessioni religiose, simbolo di un perfetto connubio di razze e popolazioni diverse, che hanno influito notevolmente nella cultura cittadina. Questo spirito di reciproca tolleranza, unito in passato alla politica illuminata dei granduchi di Toscana, creò infatti un'intensa attività culturale. Importanti librerie e prestigiosi teatri animavano la vita della città: qui ad esempio fu pubblicata l'edizione italiana dell'Encyclopédie, mentre numerosi letterati, come Tobias Smollet o Carlo Goldoni, soggiornarono nelle amene località intorno a Livorno. Grandi opere d'architettura di pubblica utilità sorsero poi nella prima metà dell'Ottocento, quando la città iniziò ad affermare una vocazione turistica che porterà all'apertura di molti stabilimenti balneari in cui ancor oggi si avvertono gli echi di una lontana Belle époque. Dal punto di vista architettonico, agli interventi tardorinascimentali collegati al dominio dei Medici, come il Palazzo Mediceo ed il Duomo, si affiancarono edifici caratterizzati dalla ricerca di un'estrema funzionalità, tutti ubicati all'interno del pentagono del Buontalenti. Il Settecento coincise con l'affermazione dei gusti tardobarocchi, riscontrabili soprattutto nel quartiere della Venezia Nuova, dove sorsero la chiesa a pianta longitudinale di San Ferdinando e quella centralizzata di Santa Caterina; tra gli edifici residenziali sono da segnalare il Palazzo Huigens e il vicino Palazzo delle Colonne di marmo, entrambi posti lungo la caratteristica via Borra. L'Ottocento vide l'affermazione del neoclassicismo: uno dei primi esempi fu il Teatro San Marco (1806), al quale faranno seguito una serie di spazi teatrali e arene per spettacoli diurni. Nella prima metà del medesimo secolo architetti quali Alessandro Gherardesca, Luigi de Cambray Digny, Pasquale Poccianti, Gaetano Gherardi, Giuseppe Cappellini, Angiolo della Valle e Luigi Bettarini contribuirono all'edificazione di acquedotti, chiese, palazzi, piazze di stampo neoclassico che mutarono completamente l'aspetto dell'antica città buontalentiana e dei suoi sobborghi, portando alla formazione della cosiddetta Livorno polytéchnique.[16] Il Novecento, aperto con le opere vagamente Liberty di Angiolo Badaloni (come lo Stabilimento termale Acque della Salute), si indirizzò, negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale, sulla costruzione di strutture eclettiche (ad esempio il Palazzo della Galleria) e di stampo razionalista (come il Palazzo del Governo). Gli eventi bellici causarono la quasi completa ricostruzione del centro cittadino, dove Luigi Vagnetti innalzò il suo controverso Palazzo Grande. Nei successivi anni sessanta si registra la costruzione di due importanti edifici: la nuova Sinagoga e il Grattacielo di piazza Matteotti, opera rispettivamente di Angelo Di Castro e di Giovanni Michelucci. [modifica] Acquedotti
[modifica] Cimiteri monumentali
[modifica] Luoghi di culto
Il Duomo di Livorno in piazza Grande
[modifica] Monumenti
[modifica] Palazzi
[modifica] Piazze e strade principali
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||